Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole eccentriche,
come tutti i sentimenti eccentrici,
sono naturalmente
ridicole).

FERNANDO PESSOA (1888-1935)

Nota: sdrucciola: la parola con l’accento sulla terz’ultima sillaba, es.: immòbile, immèmore, attònita.

Pessoa conobbe Ophélia Queiroz nel 1920: alla fine dell’anno la loro storia d’amore finì. Riprese nel 1929, rotta definitivamente nel 1931. Lei inventò per lui un altro eteronimo (nome fittizio; Pessoa per sé ne aveva creati 136): Ferdinand Personne; in francese significa nessuno, in portoghese Pessoa significa Persona. Ophélia allude al fatto che Pessoa non è in realtà nessuno dei suoi eteronimi; egli crea nomi fittizi perché si nasconde, non vuole svelare fino in fondo il proprio io. Un caso psicoanalitico? Certamente sì, ragione non ultima del suo fascino. Pessoa scrisse centinaia di lettere alla sua fidanzata. Qui finge di scherzare sulle lettere d’amore. A mio parere ogni lettera fu per lui una ferita. Questa poesia, con la sua vena leggera e ironica, accomuna tutti; anche questo atteggiamento è una finzione. La sofferenza per l’amore perduto fu atroce. Vedi: “Lettere alla fidanzata”, Adelphi, curato da Antonio Tabucchi, con una testimonianza di Ophélia.
”Avevo diciannove anni, ero allegra, sveglia, indipendente e, contro la volontà dei miei familiari, decisi di trovare un impiego”. Così Ophélia Queiroz si trovò a lavorare nello stesso ufficio di Fernando Pessoa. «Tutto cominciò con sguardi, bigliettini, messaggi che mi lasciava di soppiatto sulla scrivania». Ed era già il namoro, come si chiama in portoghese quel vago periodo che precede il fidanzamento ufficiale. Queste lettere testimonieranno la profonda, irriducibile irrealtà in cui Pessoa sapeva lasciar precipitare ogni evento della sua vita personale, come se già questa locuzione fosse per lui un’incongruità. E tale era. Tanto più preziose, tanto più insostituibili queste sue lettere alla fidanzata, che accettano subito di partecipare, «proprio come i veri grandi amori, del ridicolo e del sublime» (Tabucchi).