Alla scoperta del bianco 

Un viaggio tra simboli e allegorie nel mondo animale e vegetale

di Luciana Benotto

E se le colombe erano attributi di Venere, lo erano pure i cigni, che di solito trainano il suo carro, nel quale stanno coloro che si abbandonano ai piaceri dell’amore. 

 La leggenda più bella legata al cigno, è sicuramente quella che narra di Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. 

Zeus, invaghitosi dell’affascinante regina, la sedusse sotto forma di cigno ai piedi del Taigeto, monte sul quale volavano spesso quei grandi uccelli bianchi. A seguito di quel congiungimento ella produsse due uova; uno, da cui nacque Elena, e un secondo, da cui uscirono i Dioscuri Castore e Polluce, simbolo dell’amore fraterno. Eppure, nonostante la sua grazia ed eleganza, in alcuni bestiari medioevali il cigno è giudicato simbolo dell’ipocrisia, perché se le sue piume sono candide, la sua carne è nera.

 Suggestiva è anche la figura del pellicano che quando nutre i suoi piccoli, curva naturalmente il becco verso il proprio petto per pescare il cibo che tiene nel sacco golare. Tale movimento ha originato la credenza secondo la quale l’uccello si ferisce per nutrire i propri pulcini, e perciò è diventato il simbolo dell’abnegazione con cui i genitori amano i figli, ed anche simbolo di Cristo che, salendo sulla croce, si è immolato per salvare il genere umano dal peccato. Inoltre, proprio per la strana conformazione del suo becco che ricorda quello di un recipiente per la distillazione, è uno dei simboli dell’iconografia alchemica; rappresenta, infatti, la pietra filosofale che, dispersa nel piombo allo stato fluido, doveva provocare il trasmutamento di quel vile metallo in oro.

 Tra gli animali bianchi non possiamo dimenticare l’ermellino, che anche se nella stagione estiva il suo morbido manto è marrone, è pur sempre simbolo di castità perché, secondo un’antica leggenda, piuttosto che macchiare la sua splendida pelliccia preferisce lasciarsi morire. Leonardo lo ha immortalato nel celebre dipinto “La dama con l’ermellino”, ove l’animale è ritratto tra le braccia di Cecilia Gallerani, ad indicare che la fanciulla è virtuosa e casta, sebbene la giovane dama della corte milanese fu amante di Ludovico Sforza. 

                                                                          Continua…