Segnalazione uscita del libro di poesie di Simone Colangelo.

Cari amici di Alessandria Today, un’esclusiva intervista al nostro giovane e promettente autore!

1. Perché un libro di poesie?

La poesia è sempre stata una costante nella mia vita. Ho iniziato a scrivere i primi “versi” (tra moltissime virgolette) in adolescenza, salvo poi fermarmi per anni. Ho ripreso a scrivere altri “versi” solo intorno ai 22 anni, per poi non staccarmene più. Sarebbe stata per me una grande soddisfazione pubblicarne alcune, e questa soddisfazione alla fine è arrivata con questa silloge!

2. Quando le hai scritte è stato complicato?

Devo dire la verità: più si va avanti, più diventa difficile. Le prime, senza alcuna coscienza tecnica e con poco studio alle spalle, sono state le più semplici; poi è diventato sempre più complesso. Quando si inizia a voler lavorare sulla selezione lessicale e gli accenti, diventa tutto molto più complicato e ci si rende conto che “fare poesia” è davvero difficile, ed è qualcosa di riservato ad un numero esiguo di persone a cui ancora non mi sento di appartenere. C’è ancora tanto da studiare e da imparare.

3. Preferisci prosa o poesia?

Leggo molta più prosa che poesia, ma devo ammettere che la poesia è più divertente da scrivere. Ultimamente, però, scrivendo un romanzo molto ironico e pungente, con scelte lessicali azzardate e che spesso richiamano più la sonorità che il senso compiuto, ho imparato a divertirmi anche con la prosa che, non dovendo seguire regole ferree come la poesia vera, si sta dimostrando più malleabile. Non vorrei esprimere una preferenza netta, ma la prosa forse occupa una parte della mia vita più ampia a livello temporale, ma vogliamo mettere perdersi tra i versi di un Dante?

4. Quale messaggio vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ecco, non mi sento, con la poesia, di voler trasmettere un messaggio a nessuno. Riprendo tre versi che esprimono bene, secondo me, cosa vorrei rispondere, direttamente dalla silloge:

“Scrivo. Né per pubblico, né per altri,

ma perché mi è impossibile il contrario,

perché senza non sono null’altro che io”

Ora, al di là della voluta esasperazione del concetto, è vero che per me, la scrittura in versi, è qualcosa di estremamente personale ed autoreferenziale, quindi non mi aspetto di trasmettere un messaggio vero e proprio. Forse mi aspetto una comprensione, una condivisione di realtà e di valori con chiunque voglia leggerle, ma non posso ritenermi così in alto da voler trasmettere un messaggio a qualcun altro.

5. Chi sono i tuoi poeti preferiti?

Su tutti Sylvia Plath e Majakovksij. La Plath evoca nei suoi versi un senso di fragilità perenne, e a lei è dedicata “A Syliva”, la poesia che apre la raccolta e che è anche in copertina. Majakovskij invece è la potenza fatta verso, e l’esergo, preso da “All’amato se stesso dedica queste poche righe l’autore”, secondo me è una delle definizioni più imperiose della poesia, e poi è un autore che mi ha fatto scoprire un caro amico, e lo collego spesso alla sua persona e alla sua recitazione alla Carmelo Bene. A loro aggiungo Baudelaire, dato che “I fiori del male” è stata la prima raccolta di poesie letta in adolescenza.

Tra gli italiani, sempre Leopardi e Foscolo, ma anche Ungaretti e Isabella Morra, scoperta di recente grazie a un libricino. La sua cittadina, Valsinni, in provincia di Matera, è davvero un incanto, come i suoi versi. A lei è dedicata infatti la poesia di apertura della prima sezione.

Sicuramente, ancora, tra i miei preferiti ci sono Virgilio, con le Bucoliche, ma anche Dante e Petrarca. Non credo di aver mai avuto emozione “letteraria” più forte se non quella di leggere i versi :

“Rispuosemi: “Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.”

Su un manoscritto autografo di Boccaccio, una sua copia personale della Commedia conservata in Archivio arcivescovile a Toledo. Leggere ciò che di proprio pugno scrisse Boccaccio (!!!), ricopiando Dante, il quale evoca a sua volta Virgilio, su un manoscritto di quasi settecento anni fa. Indescrivibile.

6. Se potessi vivere per un giorno dentro una poesia, quale sarebbe e perché?

Per le atmosfere, “Il sabato del villaggio” di Leopardi. Immaginarsi lì, a Recanati, visitata di recente con la mia ragazza, guardando un tramonto placido, che speri possa protrarsi all’infinito, e che lenisca i dolori della vita quotidiana. L’unico momento di pace, prima dell’angoscia della domenica. Sarebbe bello vivere quel momento che solo un’anima eletta come Leopardi poteva catturare e rendere comprensibile a tutti, facendoci sentire parte (infinitesimale) del suo (infinito) genio.

7. Se potessi incontrare e trascorrere una giornata intera con un poeta anche del passato, chi sarebbe e perché?

Più che trascorrere una giornata con uno solo, mi piacerebbe assistere a un simposio di quelli citati. E stare lì ad ascoltare per ore ed ore le loro discussioni. Se proprio dovessi scegliere, la Plath. Vorrei capire la fragilità di una scrittrice così immensa, e perdermi nei racconti di una vita così sofferta. D’altra parte, ritengo che leggere l’opera di un qualsiasi autore, di coloro che meritano pianamente questo titolo, sia mettersi in comunicazione con la loro essenza più profonda. In un certo senso, con molti di loro ho già avuto il piacere di dialogare, anche perché io, a loro, non sarei in grado di dire assolutamente nulla.

8. Secondo te oggigiorno c’è bisogno di poesia? Perché?

Non so quanto il mondo contemporaneo abbia bisogno di poesia, o quanto possa capirne. La poesia richiede tempo, applicazione e impegno, concetti che sembrano sfuggire al nostro presente. Pensandoci bene, però, è proprio per questo che c’è un assoluto bisogno di leggere e scrivere poesia: bisogna crearsi uno spazio che sia più in contatto con lo spirito che con la carne, uno spazio di libertà dove poter ascoltare quanto ci hanno voluto comunicare alcuni giganti del passato.

Per citare Bernardo di Chartres, attraverso le parole di Giovanni di Salisbury: “ […] nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes”, ma per avere uno sguardo completo partendo da questi giganti, dobbiamo conoscerli. E i grandi giganti del passato ci hanno trasmesso in poesia il senso di molte delle nostre emozioni.

9. Il prossimo libro sarà un romanzo o una raccolta poetica?

Il prossimo libro che vorrei pubblicare è un romanzo, di cui il protagonista è uno dei personaggi de “La mia croce è ad Hammamet”. “A Syliva” è dedicata, oltre che alla Plath, alla quale a sua volta è dedicato un personaggio del romanzo, anche al protagonista e alla sua vicenda nel secondo romanzo, e da alcuni dettagli (spoiler!!!) si può anche capire chi sia. Non appena passerà un mese dalla pubblicazione della silloge, il manoscritto inizierà il consueto giro tra varie case editrici. Incrociamo le dita, perché è una storia a cui tengo davvero molto.

10. Definisci la tua scrittura.

Non credo che possa definire una “mia scrittura”. Credo che per affermare un proprio stile e avere la consapevolezza di descriverlo ci vogliano anni e decenni di studi e di sperimentazioni, coronati da pubblicazioni su pubblicazioni. Per adesso, relativamente giovane, non mi sento di poter affermare e definire una mia scrittura, su cui sicuramente pesano molto le influenze di tutti i grandi autori che posso aver letto e che continuerò a leggere.

Grazie di cuore Simone! Un grande in bocca al lupo!

Anna Pasquini-Alessandria Today di PC Lava