Occhi di cielo

La morte non si vede.
Forse, avrà la faccia
da donna truccata.
Da ballerina con
le calze a rete.
L’abito scollato,
ricamato da schegge
di vetro..
La morte, sorride
sempre compiaciuta,
col ghigno di una jena
che trascina la preda,
all’ombra di una sterpaglia.
Nessuno l’ha mai vista piangere,
neppure, quando, al
cadere delle bombe,
fa strage di bambini.
O li vede naufragare
al turbinio delle onde.
Magri, deperiti,
senza un filo di voce
per gridare:”Aiuto”!
La morte,
arriva improvvisa,
ti strappa dalle mani
la valigia, quel giubbotto, pagato a rate, il bacio del gigolò latino.
L’ultima poesia, scritta
sulla carta da giornale
e quegli occhi, pieni
di cielo, che mi facevano impazzire
di un amore crudele!

Siamo cavie

Siamo cavie da laboratorio,
con il cervello
privo di neuroni.
Schiavi del potere
che ci ha annientato,
chiudendoci
in casa.
Un bavaglio sulla bocca,
per impedirci di parlare, di sorridere,
di protestare, d’amare.
L’urlo della paura
ha spezzato
le catene dell’ardire.
La voglia di fare.
La ribellione di
un Popolo: audace
e fiero.
Siamo rimasti
anestetizzati,
polverizzati
dalla mancanza di lavoro e da una povertà, costruita a
tavolino.
Siamo soltanto: burattini in mano a gente malvagia, che
conoscono soltanto:
il denaro e il potere.
Giorno verrà, che la
“Cupola dell’Inganno”,
crollerà con gran
fragore di tuono.
E ovunque il Dio
dell’Amore trionferà
a benedire l’Uomo: giusto e buono!

Sonno tormentato

Accanto al fuoco
a leggere un libro.
Le fiamme
scaldano il cuore
e quelle pagine
dove i miei sogni
prendono vita.
Un tenero tepore,
addolcisce la sera,
che si anima
di figure misteriose,
di villaggi immaginari,
di tribù nomadi
che scalano la luna
e da lassù, sorridono,
schiamazzano,
lasciandoci stupiti.
Sul libro, ho posato
il capo, per trattenere
quelle emozioni
e dar pace a questo
sonno, da troppo tempo tormentato!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

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