Alessandria: Senza il confronto con l’aspetto odierno di questo luogo, si farebbe parecchia fatica a riconoscerlo. Voi ci siete riusciti subito?
Si tratta di Piazza della Libertà. E dove ora s’impone il Palazzo delle Poste, c’erano un tempo negozi e locali che prolungavano piacevolmente le passeggiate di chi veniva dalle vie accanto, quelle più centrali della città.

Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi viene edificato tra il 1939 e il 1941, nel pieno dell’epoca fascista – lo stile architettonico dell’edificio è, infatti, quello del Razionalismo, come le sue forme lineari e compatte. A dare un po’ di colore e di movimento al palazzo, è il mosaico di Gino Severini; senza dubbio, una delle opere d’arte più importanti della nostra città.
Il mosaico è lungo 38 metri e diviso in tre fasce: quelle laterali sono dedicate alla raffigurazione dei continenti, mentre al centro vengono raccontati gli sviluppi storici delle poste, dei trasporti e del telegrafo. Si tratta di un’opera che crea la perfetta comunione tra la modernità e la dinamicità del Futurismo e la classicità più legata ai mosaici bizantini, in cui Severini unisce abilmente il passato al futuro della comunicazione.

È incredibile osservare come certi luoghi siano totalmente irriconoscibili. Attraversare una via, una piazza e rendersi conto che un tempo c’erano botteghe che oggi non ci sono più, che al posto di un’auto era parcheggiata una carrozza, che i passanti dovevano fare attenzione al passaggio del tram.

Vi piacerebbe poter fare un salto indietro nel tempo e passeggiare per Piazza della Libertà scoprendo tutti i locali, i negozi e i dettagli che ora sono scomparsi?

Curiosità: aguzzando bene la vista sulla foto d’epoca, si può notare, all’angolo del palazzo sulla sinistra, il cartello con il nome della piazza. Non vi è scritto “Piazza della Libertà”, bensì “Piazza Vittorio Emanuele II”. La piazza prese il nome odierno dopo la Liberazione della città alla fine del Secondo Conflitto Mondiale.

(Foto storica dal Fondo Sartorio – Foto odierna di Emmanuele Calautti – Didascalia: Federica Stango)

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