Viaggiare con l’arte: Intervista di Luciana Benotto

Una chiacchierata con l’urbanista Marino Pizzigoni

Come mai architetto da qualche anno ha deciso di diventare pittore? Una domanda obbligatoria, in quanto so che è stato dirigente di due grandi comuni dell’hinterland milanese e che tra i suoi  lavori si contano anche il recupero e il restauro  di antichi edifici, oltre che piani urbanistici.

Prima di laurearmi ho frequentato Brera e la passione per l’arte mi è sempre rimasta, come la voglia di cimentarmi con qualcosa che non fosse solamente tecnico; così ho ricominciato a disegnare e a dipingere e, quasi senza accorgermene, sono riaffiorati ricordi di viaggi che ho fatto via via nel tempo e devo dire che i più vividi si rifanno alle mie esperienze in oriente.

Quando andò la prima volta in quella parte del mondo?

Nel 1979 visitai l’antico regno del Siam: la Thailandia. Spesso si pensa all’oriente, soprattutto in quegli anni, come alla terra della contemplazione, del buddismo; una visione un po’ stereotipata della realtà. La Thailandia di allora era sì tutto questo, ma era per altri versi una società frenetica alla ricerca di un modello di sviluppo.

Quali altri paesi visitò in seguito e quali impressioni ne ricevette?

Tre anni dopo decisi per l’Indonesia, un’ex colonia olandese composta da 5.000 isole fatte di foreste, risaie, paesaggi mozzafiato: un luogo dove oltre alla religione musulmana sopravvivevano antichi culti animisti davvero affascinanti. Poi, nell’83, feci un viaggio organizzato, unico modo consentito in quegli anni, per visitare la Repubblica Popolare Cinese. E a guardare le foto di quel viaggio, appare una Cina molto diversa da oggi: un mondo principalmente rurale e milioni di biciclette per le strade delle città, soprattutto di Pechino che vantava un cielo azzurro che pareva dipinto, e che rendeva magica la sua Città proibita. A metà degli anni Ottanta fu la volta dell’arcipelago delle Filippine. L’isola che mi colpì più di tutte fu quella di Luzon per le incredibili risaie di montagna, che non ho potuto fare a meno di ricordare nei miei quadri. Sette anni dopo fu la volta del Giappone.

Il Giappone, da quel che si vede alla televisione, è da tempo un mondo modernissimo. Ha trovato qualcosa di affascinante anche nel Paese del sol levante?

La mia impressione fu che, pur avendo un’impostazione economica e uno stile di vita occidentali, fosse un paese che manteneva, e mantiene tutt’oggi, forti caratteristiche tradizionali, basti pensare che tra i grattacieli ci sono vere oasi boschive entro le quali sorgono santuari shintoisti e templi buddisti.

I suoi pellegrinaggi alla scoperta dell’oriente sono proseguiti dopo il Giappone?

Sì, nel 2001 sono stato in Cambogia e otto anni più tardi in Vietnam.

Insomma, si è proprio innamorato di quei lontani paesi. Forse mi sbaglio, ma penso che queste due ultime nazioni siano state poco frequentate dal turismo internazionale rispetto per esempio alla Thailandia o alla Cina. Che impressioni ne ha riportato?

Be’, per quanto riguarda la Cambogia, a colpirmi, oltre alla bellezza indiscutibile del suo monumento più famoso: l’Angkor Wat e la vasta area archeologica disseminata da laghi artificiali nella quale sorge anche il palazzo reale, è stato il prendere atto di quello che può essere definito il genocidio cambogiano, in seguito al quale alcune generazioni sono sparite: molti giovani, pochi anziani e pochissimi della generazione intermedia. Del Vietnam tutti sanno, per via della guerra, prima con la Francia poi con gli americani, ma pochi conoscono lo conoscono davvero. Il paese in cui sono stato era il Vietnam che voleva raggiungere i 1.000$ di reddito medio annuo e ha sostituito le biciclette coi motorini, e che era in buona parte rurale: risaie, abitazioni  unifamiliari con stagno per le carpe davanti a casa e l’orto dietro.

E quindi quei suoi fantastici viaggi le hanno dato il “la” per cominciare a dipingere.

Con le parole non mi viene facile raccontare le persone, la loro vita, le loro fatiche, le loro gioie, i luoghi in cui vivono ogni giorno; per questo il vero racconto di ciò che ho visto e vissuto l’ho affidato alle mie opere, nella speranza di averlo fatto efficacemente.

Le sue ultime tele riguardano altri luoghi più vicini a noi?

Sì, e tra questi la Val Vigezzo, che trovo alquanto poetica; comunque, ultimamente sto  dipingendo personaggi tratti da quadri e affreschi del Rinascimento.

So che per le sue opere sono state allestite tre mostre. Quando conta di esporre i nuovi dipinti?

Appena finirà la pandemia, che ha bloccato l’ultima che avrebbe dovuto avere luogo nel castello di Vigevano.

Allora sarò lieta di presenziare al suo prossimo vernissage appena sarà possibile. Intanto, la ringrazio molto per averci tenuto compagnia; ma ci dica, se qualcuno la volesse contattare dove la può trovare?

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MARINO PIZZIGONI – Architect

www.marinopizzigoni.com