Viaggiar nell’Italia minore

Castell’Arquato il paese turrito, di Luciana Benotto

Non par vero che la collina alla quale questo  piccolo e fiabesco borgo è tenacemente avvinghiato, un tempo giacesse sul fondo del mare, e che la sua fama sia quasi più legata ai fossili ritrovati sul suo colle, che all’intatto splendore delle sue vestigia medioevali. Eppure, è proprio così. Chi si intende di paleontologia afferma, senza ombra di dubbio, che questo paese del Piacentino è la località più classica e conosciuta d’Europa per quanto attiene ai fossili del Terziario Superiore. 

E proprio nell’ex ospedale di Santo Spirito, ha sede il Museo Geologico, dove si possono ammirare ricche collezioni di forme fossili del Pliocene, ritrovate nei calanchi della zona.

Ma non dimentichiamolo, Castell’Arquato è anche un piccolo scrigno di architetture medioevali, il cui fascino si mescola a una storia ricca di alterne vicende. I suoi stretti e tortuosi vicoli,  serpeggiando fra case piccine di mattoni e tufo e piccoli edifici decorati in cotto con le belle finestre a sesto acuto, accolgono interessanti botteghe artigianali, e conducono in cima al colle, dove la scenografica e suggestiva piazza della Rocca, chiusa dal Palazzo Pretorio dotato di una singolare torre pentagonale, dalla Collegiata romanica e dalle alte torri merlate della Rocca viscontea, lascia con la bocca aperta il visitatore.

Aggirandosi tra le antiche mura della fortezza, l’escursionista curioso e attento riesce a leggere i nomi dei personaggi che hanno fatto la storia di Castell’Arquato: Alberto Scoto, Galeazzo e Luchino Visconti, Niccolò Piccinino, Rosso da San Secondo, Bosio Sforza, tutti valorosi capitani, che fecero di questo luogo il caposaldo della loro potenza. Chi poi abbia buone gambe e fiato, può avventurarsi su per la torre più alta, e godere del panorama sulla valle dell’Arda.

Tra i personaggi che hanno dato fama a questo borgo, non possiamo dimenticare Luigi Illica, che mise le sue doti non al servizio delle armi, bensì della poesia e della musica. Nato all’ombra di queste antiche vestigia nel 1857, Illica, spirito bizzarro, scrisse i libretti per alcuni dei maggiori operisti italiani del tempo, tra cui Puccini, Mascagni e Giordano; a lui è dedicato un museo collocato proprio a fianco della casa natale.