Dopo l’amica Renart, la volpe, della quale ti ho narrato di recente, ecco… oggi è il turno del lupo.

Nella puntata numero otto della mia trasmissione su RADIO MORPHEUS, ho raccontato storie di lupi. Con la mia voce vanno ad intrecciarsi le parole di Ivo De Palma ed Elena Circei, i quali declamano versi davvero suggestivi in italiano e in romeno. Ivo è un noto doppiatore italiano, Elena una poetessa italo-romena. La musica della puntata è super-speciale. Si tratta di “Chi ha paura?”, un brano cantato da Emanuele Piras, arrangiato da Andrea Mignone, scritto da me e da Lele, insieme… Non puoi perdere altro tempo: clicca qui!

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“Chi ha paura del lupo cattivo?” – si chiedeva Cesare Musatti (1987 – Ed. CDE) – quando il pericolo è reale e al contempo immaginario?

Il lupo ‘cattivo’ è “dentro di noi”, è la paura del fobico è perciò una “paura di sé medesimo”, ed è il timore che mette in moto tutta una serie di contromisure, le quali sono a loro volta fonti di altre paure. 


Paura abbiamo sia degli istinti che di quelle che diciamo norme etiche. Se consideriamo le fobie”, e, certamente, “sembra che il lupo sia prevalentemente da individuare negli istinti, e dunque nell’Es. Nelle forme ossessive, però, minaccioso è sì l’insieme dei nostri impulsi istintivi, ma, contemporaneamente, anche l’istanza normativa (quel che per i freudiani è il Super-Io)”. 

Musatti riconosce una commistione di Es, l’istinto, e di Super Io, la norma, nel lupo della fiaba e nelle nostre paure quotidiane. Possiamo riconoscere la stessa commistione a livello collettivo, là dove l’intolleranza ci porta al terrore del lupo simbolico che ci minaccia dall’interno e dall’esterno. Paura dell’impulso a fare danni, paura del divieto e della norma. Un tema parecchio attuale, direi. E dire che nel Paradiso Terreste il lupo dimorava tranquillo insieme all’agnello (Isaia, XI, 6), ma è chiaro per tutti il fatto che dall’Eden si sia precipitati con il Tempo – da tempo – nel mondo reale.


In India la cosiddetta “età del lupo” è l’ultima età, corrispondente all’età del ferro per i greci, e del lupo quest’era conserva i valori, individualismo compreso. Anche nella mitologia greca egli è a guardia degli inferi, come guardiana è la lupa Terrifica (Ecate nel suo aspetto di cane nero) la quale è però anche lupa affettuosa e levatrice, colei che dà alla luce. Nel Medioevo, il lupo è il Diavolo e un po’ di quest’aura satanassa così ben descritta da Alfonso Di Nola, permea lo sguardo della fiera che scorrazza nella nostra mente contemporanea. Ipostasi dell’Uroboro, anche il lupo come il serpente divora la propria coda ovvero si auto-divora poiché egli è il mondo nel suo ciclico danzare. La storia di Licaone che viene trasformato da Zeus in lupo e si autodistrugge prima del diluvio e della fine del mondo ci richiama alla memoria questo moto di creazione e morte seguita da rigenerazione.


Considerando l’importanza di questo simbolo, potremmo dunque volergli un po’ più di bene. Proteggere l’immagine del lupo dentro di noi e smetterla di raccontare ai bambini una sola versione di Cappuccetto Rosso. Inventiamoci nuove storie, favole dentro le quali il lupo possa essere anche amabile. Zenobio nel secondo DC: “il lupo è sempre sotto accusa, colpevole o meno che sia”. Flagello e rinnovamento, fiera apocalittica, associato con l’inverno e la fame. Eppure, quel soffio selvaggio, quell’oscuro… ansimare… è la “traccia divina della vita” per l’eremita, il “lupo delle steppe” di Hesse, è uno specchio per l’uomo, “animale smarrito in un mondo a lui estraneo e per lui incomprensibile”, indubbiamente da ascoltare.


“Con la distruzione di cui è l’artefice, il lupo provoca una metamorfosi, il passaggio cioè da uno stato all’altro.” Ha una funzione di psicopompo, guida nel regno dei morti e del lato oscuro una occasione di coscienza, se ne ascoltiamo la voce. Ha una dualità che lo accomuna ad Apollo, Lukogenès nato da lupo Zeus, Lukios a forma di lupo, affine a lyké, guarda caso “luce”.


“Il lupo conoscel’ordine delle foreste” recita un antico canto funebre romeno.

ARTICOLO – PAROLE E VOCE DI VALERIA BIANCHI MIAN – SCRIVIMI ALLA MAIL: dott.ssavaleriabianchimian@gmail.com – LETTERE ALLA PSICOLOGA