L’INVISIBILE

Per alcune persone potrebbe essere considerata una fortuna l’invisibilità. Per altre un sogno. Rimane la certezza per chi é costretto a vivere quotidianamente la realtà con questa sensazione addosso, come sia conseguente, la continua rincorsa verso la propria affermazione. Un’estenuante viaggio verso l’identificazione del proprio essere, condizionato dalla “cecità” delle persone con cui “l’invisibile” si rapporta quotidianamente. Molte delle persone con cui mi sono trovato a condividere delle esperienze, mi hanno manifestato i loro disagi in relazione a ciò che hanno fatto o che stanno facendo per gli altri. Essi lamentano che la gratitudine di chi riceve attenzioni, non é in alcun modo commisurata a quanto stessero o stanno facendo per i destinatari. Il punto è proprio questo, quando diamo qualcosa a qualcuno, siamo veramente sicuri di aver capito di cosa loro, hanno bisogno e quanto attendiamo in cambio? Molto spesso, questa poca attenzione nel dare e nel valutare, crea un malessere sia nel “donatore” che nel destinatario della donazione. Nel caso in cui, poi il “donatore” sia un genitore o un partner, l’illusione di “dare” e la frustrazione di “non ricevere” diventano una costante del rapporto interpersonale. Il perdurare di queste illusioni, possono generare, nella persona che riceve la consapevolezza che vengano disattese le aspettative dei propri bisogni e delle proprie necessità. La sensazione di invisibilità, in alcuni soggetti si manifesta con la poca stima di se, con pensieri distorti come: “se mamma o papà non mi vedono forse è perché non lo merito”, “se non lo merito non sono all’altezza” e “se non lo sono per loro posso non esserlo per il resto del mondo?”. Si possono verificare perfino manifestazioni di rabbia, dove i toni diventano aggressivi e prendono il sopravvento con il partner ad esempio: “visto che non mi capisci e non mi consideri, te ne faccio una colpa” e per questo “te la devo far pagare”, o con atteggiamenti eccessivi quali ad esempio uso di alcol, di droga, cattiva condotta a scuola o con gli amici ecc. In poche parole, si attivano tutta una serie di reazioni inconsce atte ad attirare l’attenzione di cui si è carenti. In fondo per chi si sente invisibile anche un rimprovero diventa un essere visti, “se stanno rimproverando me significa che mi vedono!”.
L’aggressività, le dipendenze, la depressione, l’autolesionismo, a volte non sono altro che richieste d’aiuto da parte di un essere umano che per troppo tempo non si è sentito accolto, invece di averne paura, o allontanarlo, potremmo fargli sapere che noi lo vediamo, perché non è invisibile, capire di cosa ha veramente bisogno, e magari con un piccolo gesto riportare pace nella sua vita. Molto spesso ciò che diamo lo riteniamo prezioso e importante perché, senza accorgercene, stiamo colmando un nostro vuoto e una nostra necessità. Non si diventa emarginati per scelta, ogni essere umano cerca a modo suo la felicità, l’emarginazione non lo è, si diventa emarginati perché si ha la sensazione di vedere solo le spalle delle persone che ci circondano. É sufficiente riuscire a scrutare un solo volto per spezzare la catena dell’invisibilità.

Tito Bisson