LI CITTADIN DE LA CITTÀ PARTITA

1300-1302 è il “biennio fatale” della vita di Dante.
Le sue personali scelte politiche e le vicende pubbliche di quegli anni determinano il suo futuro che lo porterà lontano da tutto ciò che considera casa.
Nel 1301 Dante viene inviato a Roma in ambasceria dal Papa Bonifacio VIII.
In quel tempo il poeta ricopriva la carica di Priore, figlia di un’elezione che Dante, in una delle sue lettere, definisce “fatale”:
“Tutti li mali e l’inconvenienti miei da li infausti comizi del mio Priorato ebbono cagione e principio”.

Durante la sua assenza da Firenze e con la complicità dello stesso Bonifacio VIII, la situazione politica in città precipita e le truppe francesi di Carlo di Valois impongono al potere il partito filopapale dei Guelfi Neri.
Dante, raggiunto dalla notizia sulla strada del ritorno, si ferma a Siena in attesa dell’evoluzione dei fatti ma ormai è tardi. Nel gennaio del 1302 viene istruito il processo in contumacia. Qualche giorno dopo viene pronunciata la condanna all’esilio con l’accusa di baratteria.
Per timore di persecuzioni, Dante non si presenta al processo, rinunciando così a difendersi: la condanna all’esilio viene inasprita in condanna a morte “sul rogo”.
Dante non rivedrà mai più la sua casa.

Dall’Agenda Dantesca per il Docente 2020-21 del Gruppo Editoriale La Scuola SEI.