Là, nel laghetto celato tra rovi e sassi

scoperto per caso  in smarriti passi

imperturbabile cigno  nuota in fisse

acque come  di stagno. Non lo svilisce l’essere

in tanta esiguità e dentro un recinto:

la sua regalità esalta e nobilita

la sua indifferenza a tale circostanza.

Ammiro il cigno, che non si cura

della proda dove s’attorcono rovi

né se manca  all’acqua trasparenza

e di vero lago la parvenza: il suo flessuoso

collo e il suo candore sono già difesa

all’abbaio dei cani rabbiosi oltre la rete.

Cadono sul marciume lacustre i latrati.

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