Anche in provincia limiti agli spostamenti e chiusure forzate danneggiano il settore

Gelato day: la crisi legata al Covid scioglie

coni e coppette, crollo dei consumi a -40%

Spazio alla creatività nella scelta degli ingredienti: è boom fai da te e consegna a domicilio

Tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano. Stiamo parlando del nuovo target dei consumatori di gelato, un alimento che con  l’emergenza Covid ha visto i consumi crollare del 40% per effetto delle chiusure forzate, dei limiti agli spostamenti e della paralisi del turismo nazionale e straniero ma che ha anche registrato un boom nella consegna a domicilio e del fai da te: secondo l’ultimo report dell’Osservatorio “Gelato-Delivery”, infatti, nel 2020 è stata registrata una crescita del 113% rispetto al 2019.

Una situazione di difficoltà che si ripercuote a cascata sull’intera filiera poiché per il gelato artigianale vengono utilizzati diversi ingredienti: da latte allo zucchero, dalla frutta fresca alle nocciole, ma anche cacao e uova con un evidente impatto sulle imprese fornitrici.

E’ quanto stima la Coldiretti in occasione del Gelato day, l’unica giornata che il Parlamento Europeo abbia mai dedicato a un alimento nata per promuovere l’arte gelatiera nel vecchio continente che conta in provincia di Alessandria circa 100 imprese di produzione e vendita diretta di gelato artigianale mentre la spesa annuale delle famiglie per l’acquisto di gelato, dalla grande distribuzione alle agrigelaterie, è complessivamente di circa 15,4 milioni di euro per circa 77 euro all’anno a famiglia.

“Il Gelato Day vuole essere un invito con la ripartenza in primavera a consumare coni e coppette in una situazione in cui con il cambiamento climatico si sta verificando una sempre più marcata tendenza alla destagionalizzazione degli acquisti che è in atto da diversi anni, nonostante l’estate resti la stagione privilegiata”, sottolineano il Presidente e il Direttore Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo.

Negli ultimi anni si è registrato un vero e proprio boom delle agrigelaterie artigianali che garantiscono la provenienza della materia prima dalla stalla alla coppetta con gusti che vanno dal latte di asina a quello di capra fino alla bufala e quest’anno è arrivato anche quello di latte di pecora. Una spinta che ha favorito la creatività nella scelta di ingredienti che valorizzano i primati di varietà e qualità della produzione agroalimentare nazionale, dal gusto di basilico fino al prosecco.

“Va sottolineata nella preparazione del vero gelato l’importanza della qualità del latte e della frutta e delle altre materie prime, nelle agrigelaterie – continuano Bianco e Rampazzo – è particolarmente curata la selezione degli ingredienti che sono rigorosamente freschi con gusti a “chilometri zero” perché ottenuti da prodotti locali che non devono essere trasportati con mezzi che sprecano energia ed inquinano l’ambiente”.

La storia del gelato risale alla prima metà del XVI secolo nella corte medicea di Firenze con l’introduzione stabile di sorbetti e cremolati nell’ambito di feste e banchetti, anche se fu il successo dell’export’ in Francia a fare da moltiplicatore globale con il debutto ufficiale in terra americana: con l’apertura della prima gelateria a New York nel 1770 grazie all’imprenditore genovese Giovanni Bosio.

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