LA MASSAIA METAFISICA

Lei incede maestosa con ginestre dai mille colori
E lascia frammenti dietro di sé.
Oh tu che della casa hai cura, sei nella sera che avvolge l’ovest
Torna indietro ed impolvera lo stagno!

Distrattamente hai lasciato cadere sfilacci purpurei.
Hai fatto cadere un filo ambrato.
Ed ora hai distrattamente cosparso tutto l’est
con cose smeraldine!

E calma ancora, lei maneggia le sue macchie di ginestra
E calmi ancora sono mossi i grembiuli dal vento improvviso.
Finché le ginestre delicatamente aumentano d’intensità fino (a parere) a stelle.
Ed allora io vengo via.

EMILY DICKINSON tr. Gabriella Ferrero Merlino

Come spesso nella Dickinson, questa lirica attua la trasfigurazione metafisica dell’oggetto (Gorlier). Non ho resistito alla tentazione di metterci un titolo apocrifo da me inventato. La realtà umile (Pascoli: “scopa” è il mot-clé, sublime dal basso) diventa trascendente. Notevole l’ironia (che contraddice la falsa immagine di Emily seriosa puritana) mediante la simulazione: la poetessa finge di credere che la scopa della massaia possa giungere in cielo e trasformarsi in stella, e si atteggia in preda all’estasi cosmica (leopardiana). Sta giocando, e il gioco si sublima in pensiero puro. “Il piccolo fiore del trascendentalismo americano” (Praz) possiede una rilevante sensibilità fisica, quando riesce a trarre le astrazioni dall’esperienza quotidiana (Izzo). E’ una poesia concisa, ellittica, cifrata; sorprende in continuazione, con metafore che diventano epigrammi.