UNA VITA CHE NON VALE. Di Vittoriano Borrelli

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Vivere sospesi tra un presente incerto e un futuro che non c’è, è una vita che non vale. Da oltre un anno a questa parte la pandemia del coronavirus oltre a mietere milioni di vittime ha prodotto tanti effetti collaterali tra i quali la privazione di un abbraccio, di un contatto fisico di qualunque tipo che ai tempi di una normalità, ora fortemente rimpianta, rappresentava l’anello di congiunzione più naturale e necessario delle relazioni umane.

Certo, si può vivere benissimo da soli surrogandosi delle emozioni visive e virtuali di un’immagine, di una fotografia o di un video messaggio ma è niente rispetto al calore che ti può dare una stretta di mano, o semplicemente una pacca sulla spalla tanto propizia e desiderata in determinati momenti della nostra vita.

E’ un dramma nel dramma di  tante morti ingiuste colpite a caso come il tragico gioco della roulette russa in cui si spera di essere risparmiati fino alla prossima … puntata.  Morti che si dissolvono nel distanziamento come ombre umane avvolte nella nebbia prima di scomparire nel nulla senza nemmeno ricevere il conforto dell’ultima carezza.

Questa sospensione a tempo indeterminato della vitalità delle nostre azioni è una vita che non vale perché la provvisorietà genera incertezza, apnea del respiro intesa come impossibilità di ricevere aria in faccia, fresca e incontaminata, senza trincerarsi in maschere o mascherine con gli occhi spalancati ad indovinare l’espressività di uno sguardo che invece sembra perdersi nel vuoto.

Il dubbio di quando tutto questo finirà e si potrà ritornare a fare le cose di un tempo lacera quanto l’attesa di essere vaccinati e immunizzati per sempre. Ma anche qui non c’è certezza di niente poiché si ascoltano oracoli contrastanti per bocca degli stessi esperti del settore, virologi, infettivologi e quant’altro che invece di rassicurarci ci consegnano responsi non definitivi costellati di tanti “se”, “ma” o “forse”.

Resta una vita che non vale con cui dovremo imparare a convivere e ad accettare per quella che è, centellinando giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, attimi di respiro in un tempo presente che può trasformarsi improvvisamente in un futuro che è già passato.

Chi vuol esser lieto, sia di doman non c’è certezza…” (Lorenzo de’ Medici).