Viaggiar nell’Italia minore

Arquà Petrarca, l’ultima residenza del grande poeta, di Luciana Benotto

Considerato la perla dei colli Euganei, Arquà Petrarca è un borgo trecentesco che ha legato il suo nome a quello del sommo poeta che, nel 1369, ricevette in dono dal signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara, un edificio che fece restaurare e che iniziò ad abitare nel marzo del 1370. Qui egli decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita: “Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio” scrisse egli stesso, “in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, da rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo”.

All’epoca vasti boschi di castagni, noci, faggi, frassini e roveri coprivano i pendii di Arquà insieme agli olivi e ai mandorli: un bellissimo paesaggio che dava un senso di quiete e pace e che non si discosta poi molto da quello attuale, tanto che la cittadina è stata ammessa nel ristretto club dei Borghi più Belli d’Italia ed ha ricevuto la Bandiera Arancione del TCI.

La casa del poeta sorge nella parte alta del paese. 

Cinta da un giardinetto di bosso, è dotata di una loggetta  rinascimentale voluta nel ‘500 dall’allora proprietario Pietro Paolo Valdezoco, che vi fece pure dipingere le pareti con tempere rappresentanti scene ispirate al Canzoniere, ai Trionfi e all’Africa. Vi è ancora conservato lo studiolo con i cimeli, le edizioni delle sue opere e autografi di visitatori illustri quali Alfieri e Foscolo. La sua tomba, un grande sarcofago, è nella piazza principale del paese, dove sorge la parrocchiale di S.Maria, nella quale fu celebrato il suo funerale. L’interno ospita una pala dell’Assunta di Palma il Giovane, affreschi di scuola veneto-bizantina ed un prezioso polittico di Jacobello di Bonomo.  Petrarca era solito pregare presso l’Oratorio della SS.Trinità, un edificio romanico ad una sola navata che oggi conserva un quadro di pregio di G.Battista Pellizzari e una grande tela seicentesca che raffigura una matrona identificabile con la Città di Padova nell’atto di rendere omaggio a un vescovo martire.

Al di là delle sue bellezze storico-paesaggistiche il borgo è un vero e proprio paradiso enogastronomico. I vitigni che crescono sui colli circostanti danno vini DOC molto apprezzati quali il Cabernet Sauvignon, il Franc, il Moscato Fior d’Arancio e il Serprino. Un posto di rilievo se lo merita il Brodo di Giuggiole, un liquore a bassa gradazione  che deriva dall’infusione naturale delle giuggiole e di altra frutta. Di colore rosso, ha un gusto pieno, dolce e vellutato, ed è adatto come digestivo. La giuggiola, dalla forma di oliva, rosso scarlatta e dalla polpa giallastra, è un frutto abbastanza raro che invece ad Arquà abbonda. Esso si può consumare fresco oppure sotto forma di confettura o sciroppo. Tra gli altri prodotti vi sono un ottimo e leggero olio d’oliva, i piselli e il miele: di Acacia, di Castagno, Millefiori e di Melata, nero o marrone e molto profumato, adatto gli sportivi per la ricchezza di sali minerali.