BUSSO’ IL VENTO

Bussò il vento come un uomo stanco
e io senza indugio
da padrona di casa dissi “avanti”,
ed esso venne dentro.

Un ospite veloce, senza piedi,
cui offrire una sedia era impossibile
come invitare l’aria
ad accomodarsi sul sofà.

Non aveva ossatura a sostenerlo.
Il suo parlare era come l’empito
di tanti colibrì in una volta
dall’alto di un cespuglio,

il suo volto un’ondata.
mentre passava le sue dita sparsero
una musica, come un’armonia
vibrante soffiata sopra un vetro.

Sempre aleggiando fece la sua visita,
poi come un uomo timido
bussò ancora – a raffica, nervoso –
e io rimasi sola.

EMILY DICKINSON tr. Margherita Guidacci

Poesia metafisica e onirica, subliminare e visionaria. Gli oggetti dell’arredamento domestico, casa sedia e sofà, danno un minimo di effetto di realtà, da cui spicca il volo l’uomo stanco, portato dal vento, e col vento scomparso.