Luoghi, personaggi, fatti e leggende

Praga e il Golem Il rito occulto della sua creazione, di Luciana Benotto

Parte prima

Nel 1915 usciva il romanzo fantastico Der Golem di Gustav Meyrink, in cui si narra di uno spettro che ogni trentatré anni compare alla finestra di una stanza senza porte, situata nel ghetto di Praga. Dopo la sua apparizione, il fantasma attraversa le sordide viuzze del rione ebraico creando scompiglio a causa del suo aspetto, quello di un gigante dal viso giallo, gli occhi obliqui, gli zigomi alti e il naso camuso.

Incarnazione di Ahasvero, l’Ebreo Errante condannato a vagare eternamente senza mai fermarsi per non aver concesso a Cristo di riposare un attimo nella sua casa mentre saliva sul Golgota, egli, con la sua apparizione, crea un’oscura psicosi fra gli ebrei del posto, facendo emergere le loro paure, le loro angosce di popolo storicamente perseguitato per motivi religiosi. E se agli inizi del Novecento il Golem veniva descritto da Meyrink come un fantasma, in origine non lo era. Cos’era quindi stato veramente? 

Secondo la tradizione talmudica esso era un uomo artificiale, fatto d’argilla, infatti il vocabolo ebraico gójlem, significaembrione ed anche grumo informe. Il concetto di Golem implica pertanto qualcosa di incompiuto, di imperfetto e grossolano. La sua creazione ricalca in parte quella di Adamo, l’unico uomo che non nacque da una donna, ma fu un impasto di polvere d’argilla che prese vita col soffio divino; ma a differenza del primo uomo, il Golem, pur vivo, rimase sprovvisto dell’anima. Le numerose leggende che narrano di lui, lo presentano infatti, come un servitore torvo e ritardato: un gigante che si muove in modo scimmiesco, dotato di una bocca molto grande. 

Ma come si crea un Golem? 

Per scoprirlo dobbiamo fare un salto a Praga, durante il regno di Rodolfo II, l’imperatore asburgico che attrasse alla propria corte astronomi, alchimisti, ermetici e cabalisti come il rabbino Rabbi Löw, che fu appunto colui che plasmò l’uomo d’argilla. Vediamo come. 

Continua…