E’ inutile negarlo: la campagna di vaccinazioni non decolla, un po’ per la mancanza di vaccini ma anche per alcune scelte sbagliate. Continuiamo ad avere un numero di morti troppo alto e i nostri ospedali sono ancora sotto pressione. L’Italia ha vaccinato solo il 46% degli ultraottantenni, contro il 94% dell’Irlanda, l’84% della Finlandia, l’82% della Svezia e il 74% del Portogallo. Se poi guardiamo alla fascia che va dai 70 ai 79 anni, la situazione appare davvero drammatica: solo il 5% dei cittadini italiani che hanno questa età, e che sono quindi a rischio di COVID19 severo, sono stati vaccinati. La Finlandia è quasi al 40% mentre la Francia segue con il 33,5%. La scelta di vaccinare per categorie lavorative piuttosto che per rischio clinico la stiamo pagando in termini di vite perse, di terapie intensive sovraffollate e, naturalmente, di restrizioni prolungate. Finchè il conto dei morti sarà così pesante e i nostri ospedali così intasati, non c’è alcuna possibilità di allentare le misure di contenimento dell’infezione. Non possiamo permetterci di lasciar circolare il virus perché, così facendo, con la popolazione fragile non ancora protetta, assisteremmo ad un ulteriore aumento di decessi e ricoveri. E non c’è scontro tra “rigoristi e aperturisti” che tenga: i dati scientifici e l’esperienza degli ultimi mesi ci dicono che le zone gialle non riescono a contenere l’epidemia, e invece, in questo momento, è necessario contenere. E, se l’argomento decessi e ricoveri non è sufficiente a convincere chi chiede riaperture subito, è necessario ricordare quanto gli esperti ricordano da tempo e cioè che è necessario tenere molto bassa la circolazione del virus mentre si procede con una vaccinazione di massa, pena lo sviluppo di varianti resistenti ai vaccini.
Ecco da dove nasce la scelta di mantenere l’Italia in “rosso e arancione” fino al 30 aprile.
Unica apertura sulla scuola: fino alla prima media sarà possibile riprendere le lezioni in presenza anche in zona rossa. E’ una scelta chiaramente dettata dalle esigenze dei genitori più che degli studenti, perché anche i ragazzini che hanno più di undici anni stanno soffrendo enormemente per la mancanza della socializzazione e della didattica in presenza.
Nelle prossime settimane ci giocheremo una partita importante: arriveranno più vaccini e dovremo procedere con metodo e rapidità.
L’accordo con i medici di famiglia e con i farmacisti è un’ottima notizia. Più semplice sarà l’accesso alla vaccinazione e più strutture saranno in grado di offrirla tanto meglio sarà per tutti. Ma bisogna necessariamente ripartire dal metodo, perché il ritorno alla normalità in tempi rapidi passa necessariamente attraverso la vaccinazione delle persone più fragili.

(Editoriale uscito oggi su La Stampa)

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