Luoghi, personaggi, fatti e leggende

Praga e il Golem, Il rito occulto della sua creazione, di Luciana Benotto

Parte terza

Una notte dell’inizio del 1593, il rabbino ordinò al suo servitore di non dormire nella cantina del suo ufficio, come faceva di solito, ma di portarsi un letto nella Vecchia Nuova sinagoga. Quando furono le due di notte i tre uomini, insieme ad un servitore, salirono in soffitta dove ignaro, il Golem dormiva profondamente. Per distruggere l’uomo d’argilla essi dovevano compiere esattamente a ritroso le azioni che avevano fatto per dargli la vita. Il rabbino gli tolse lo schem di bocca, poi ognuno di loro girò sette volte al contrario, verso sinistra, recitando l’alfabeto all’inverso, infine, Rabbi Löw cancellò la prima lettera della parola che portava in fronte: Emet (verità),che senza la E significa Met, cioè morte. Dopo quelle procedure magiche quell’essere si trasformò nuovamente nella creta originaria. A quel punto al servitore che era coi tre uomini venne ordinato di cavargli gli abiti e di bruciarli, poi ciò che era rimasto del Golem venne coperto con un vecchio mantello da preghiera e con resti di vecchi libri depositati in quella soffitta.

Il mattino seguente nel ghetto di Praga si diffuse la voce che Jossile Golem era fuggito. A quel punto al rabbino non restava altro che proibire l’accesso alla soffitta della sinagoga Vecchia Nuova. Nessun libro od oggetto sacro avrebbe più dovuto essere  conservato in quel luogo.

Del ghetto di Praga, un labirinto di minuscole case di legno, ballatoi, cortiletti e scale, oggi rimane poco: alcune sinagoghe, tesori d’arte non sempre visitabili e il famosissimo cimitero. E dei luoghi e delle persone riguardanti il Golem cosa resta?

Restano la sinagoga Vecchia Nuova (Staronová synagóga), lo Žodovská radnice (il Municipio) contraddistinto da una torre dell’orologio le cui lancette girano misteriosamente in senso antiorario; resta la tomba di Rabbi Löw nel piccolo camposanto, e rimane il suo monumento all’angolo della facciata del Municipio Nuovo in piazza Mariánské: un vecchio dall’espressione inquietante con una lunghissima barba, paludato nelle sue pesanti vesti, a cui si aggrappa languidamente una donna discinta.

Fine