Sabato Santo, il giorno del silenzio

Il Sabato Santo è il giorno di “frammezzo” tra il dolore per la morte di Gesù e la gioia della sua Resurrezione. Non si celebrano liturgie, la comunità è in silenzio, in attesa, a ricordare lo smarrimento degli apostoli dopo la morte di Cristo. Protagonisti sono il raccoglimento e la meditazione.

Il Sabato Santo, o Grande Sabato, da qualcuno è stato definito giustamente “il giorno più lungo”, un tempo di riflessione che può dilatarsi nella vita di ognuno. Non ci sono celebrazioni, è un giorno “aliturgico”, non ci si accosta all’Eucaristia, ma si aspetta in silenzio, per rivivere lo sgomento degli apostoli dopo la morte di Gesù. Pur iniziando la sera del sabato, infatti, la Veglia Pasquale è considerata parte della liturgia della Pasqua di Resurrezione. È anche il giorno della “crisi” della Parola: i Vangeli stessi non raccontano nulla, possiamo solo immaginare che questo sia il tempo in cui il corpo di Gesù rimane nel sepolcro, mentre gli apostoli, essendo giorno di risposo per gli ebrei, restano senza sapere cosa sarebbe accaduto dopo.
La riforma liturgica di Pio XII ha in qualche modo “ripristinato” il Sabato Santo come giorno del silenzio e dell’attesa, in cui ogni cristiano, anche oggi, medita sulla morte di Gesù e sulla propria, esercitandosi nell’attesa di quest’ultima, ineluttabile fine della vita terrena. In questo giorno la fede è provata perché il Messia è morto e non si sa cosa accadrà, si può solo vivere in attesa che il vuoto che si prova venga riempito.

Anche se tutto tace, Cristo agisce. Secondo l’antica tradizione, infatti, in questo giorno, Gesù discende agli Inferi, nelle profondità del Regno della morte per salvare l’uomo e portarlo con sé in cielo, dove ci precede e dove ci attende a braccia aperte. Negli Inferi incontra Adamo, il primo uomo che qui simboleggia l’intera umanità, lo scuote, lo sveglia e gli dà l’annuncio della salvezza da cui nessuno è escluso, ponendo, di fatto, un ponte tra la tomba e il Regno di Dio. Gesù porta l’arma infallibile della Croce, perché “con la morte vince la morte”.