Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino, di Luciana Benotto

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

La figura di Cesare Borgia è nota a tutti anche grazie ai serial tv che gli hanno dedicato, ma quella dei signori cui lui conquistò il feudo con la forza o l’inganno, molto di meno. Tra costoro c’è Guidobaldo da Montefeltro, figlio del più famoso Federico, il condottiero che, grazie agli enormi guadagni ottenuti col mestiere delle armi, fece erigere in Urbino il magnifico palazzo ducale, esempio rinascimentale di dimora principesca non fortificata. Perché parlare di lui? Perché il ritratto di questo giovane uomo e di sua moglie Elisabetta Gonzaga, che vidi in una mostra dedicata a Raffaello proprio nel suo immenso palazzo qualche anno addietro, mi ispirò per scrivere un romanzo storico sulle traversie che egli dovette sopportare nell’arco di due anni, per riprendersi il ducato rubatogli dal Borgia; e in quell’impresa fu aiutato da alcuni fedelissimi, tra cui Ferrante d’Aragona, il “cortigiano” che appare nel titolo. Ecco come comincia:

“Signor duca! Signor duca!” Gridava angosciato un frate entrando di corsa nel refettorio del convento degli Zoccolanti.

“Che sta succedendo padre Mariano? Mi parete un indemoniato” era intervenuto subito l’abate. Ma non fece in tempo ad aggiungere altro che giunsero alcuni uomini del duca.

“Sta arrivando l’armata del Valentino!” proruppe uno di loro tutto trafelato.

 “Cosa?!” esclamò a quel punto Guidobaldo da Montefeltro  che, invitato a cena quel 20 giugno del 1502, si stava gustando un piccione arrostito.

L’impeto con cui si levò da tavola fece quasi ribaltare la sedia su cui era stato tranquillamente a sedere fino a quel momento.

“Devo correre a palazzo a prendere mio nipote” esclamò.

“No, signor duca, fuggite immediatamente. Non dovete assolutamente cadere nelle grinfie di Cesare Borgia” disse di rimando don Ferrante, il gentiluomo aragonese che era stato invitato con lui quella sera, e poi aggiunse: “Ci andrò io a prelevare il piccolo Francesco Maria. Voi aspettatemi là dove c’è quella cappella campestre che sapete. Vi porterò il ragazzo”. 

“Se fuggo i miei concittadini penseranno che sono un vigliacco”. 

“Datemi retta signore, non vale la pena difendersi contro un esercito così numeroso e agguerrito”.

Ed ecco cosa si legge nel risvolto di copertina:

In pieno Rinascimento si ripercorrono le vicende legate ai nomi della famiglia dei Borgia, alla conquista dei feudi dell’Italia Centrale, e a quella dei Montefeltro, duchi di Urbino, strenui oppositori alle mire di supremazia ordite dal papato. Ai continui giochi di potere, i contrasti, le strategie di espansione territoriale e i dettagliati resoconti dei fatti accaduti durante l’Italia di inizio Cinquecento, resiste l’ideale di giustizia e di un amor cortese che fa sperare in un futuro per cui valga la pena combattere. Circostanze, queste, che permettono a don Ferrante d’Aragona – figlio illegittimo di Alfonso I di Napoli e amico fidato di Guidobaldo da Montefeltro – e ad Aura Middelburg, giovane ceramista, di incontrarsi e innamorarsi. Una storia romantica nata dalla speranza di potersi ritrovare e che possa, questa, essere vissuta nonostante le circostanze sfavorevoli ai due. L’estrema attenzione alla verità storica e il frequente uso di aneddoti fanno de Il Duca e il Cortigiano un virtuoso esempio di romanzo storico che fotografa e restituisce al lettore un quadro fedele dell’Italia dell’epoca.

E poiché il sottotitolo del romanzo è: “Imprese d’arme e d’amore”, narro la particolare vicenda sentimentale di Guidobaldo con la moglie Elisabetta e quella di altre due coppie.

Il trailer del libro: https://youtu.be/1f35GYeOY7I

Uscito nel 2015, è reperibile ovunque. Buona lettura, dame e cavalieri.