Sono uscita in cerca di pace.

Ho preso l’auto, messo su della musica e sono andata. Dove? Non lo so. La strada davanti a me era una lunga striscia argentata che, sinuosamente, si piegava in curve armoniche vestite da alberi ombrosi e protettivi.

Mi sono sentita libera. Libera e vuota come quella strada.

Sono passata davanti alla chiesetta, quella che scoprimmo per caso. Ricordi? Che bella giornata fu. Il cielo a specchiare i nostri volti sorridenti e il silenzio interrotto solo dal nostro mormorare di stupore dinanzi a tanta quieta bellezza.

Mi sono fermata poco. La tristezza non mi ha assalita. Il cuore colmo di perché, a cui più mi costringo a dare risposte, ha respirato senza affanno.

Sono andata via, ripresa la strada. E sono giunta in un luogo che, sentivo, mi stava chiamando. Lì ho incontrato una fonte di acqua fresca, ne avevo bisogno, senza saperlo. Le mie gambe mi hanno condotta in quel magico posto. Certo non poteva essere un caso.

L’infinito.

Ho avuto un brivido. Mi sono seduta, come una viandante dopo chilometri di cammino. Nascosta da tutto e da tutti, mi sono lasciata andare a uno strano dondolio, mentre lacrime solitarie solcavano il mio viso. Le ho asciugate col dorso della mano.

Poi, mi sono alzata e ho ripreso ad andare…

Federica Sanguigni