Racconti, COSÌ È LA VITA, di Gregorio Asero

COSÌ È LA VITA

Penso di dover molto sotto l’aspetto umano alle ragazze di cui mi sono, ”innamorato” da giovane, perché mi facevano sentire sicuro di me. In fondo in fondo erano i primi e forse unici veri successi che ho avuto in vita. Da bambino non avevo avuto una particolare affermazione nei confronti della società, anche per via del mio nome facilmente storpiabile Asero/Asino. 

I compagni mi sfottevano, anche perché il periodo cui mi riferisco, era da poco che ero emigrato al nord, per cui subivo una certa emarginazione sociale pure nei giochi. In Sicilia ero abituato ad altri tipi di giochi che non al Nord; per questo motivo mi sentivo senza idee e non avevo il coraggio di proporre i miei vecchi giochi ai “nuovi” amici. Non sapevo inventarmi un ruolo da “eroe” e fu così che m’innamorai perdutamente del ruolo del perdente, quindi facevo il tifo per gli “indiani” e mai per i “cowboy”. 

Loro, i cowboy, vincevano sempre e per questo mi erano un po’ antipatici. Ad ogni modo, capitava che qualche bambino m’invitasse a giocare a pallone a casa sua, allora io provavo una riconoscenza quasi reverenziale nei suoi confronti e, per sdebitarmi facevo sempre in modo che gli altri fossero più bravi di me a giocare a calcio. 

Era una tattica un po’ stupida per la verità, perché sarebbe stato meglio dimostrare che ero più bravo di loro (credetemi ero veramente più bravo di loro) per salire più in fretta nella scala sociale della compagnia, perché, ci feci caso qualche anno più tardi, i migliori, erano invitati più spesso. 

Dio quanto ero tonto! Quando capitava di avere qualche discussione per il gioco, preferivo quasi aver torto anche se avevo ragione, tanto gli altri non me l’avrebbero riconosciuta. 

Credo che queste cose, un pochino, nella vita mi abbiano segnato e fatto crescere per un certo periodo con un senso d’inferiorità nei confronti degli amici maschietti. 

Invece alle ragazze facevo un altro effetto: piacevo. Oddio non per la mia bellezza fisica, non sono così vanesio da pensare di essere un adone, ma perché alle ragazze piacciono i tipi un po’ timidi, introversi, forse perché, le bambine, hanno l’istinto “materno” e si “innamorano” di chi immaginano “bisognoso d’affetto”. Ecco, sì alle ragazze piacevo. 

Fu così che mi specializzai nel fare la “corte”, avevo il mio prontuario di frasi d’amore fatte. L’amore, inevitabilmente, era la mia musa per scrivere poesie. Dio quante ne ho scritte! In ogni caso, quel discreto successo avuto con le ragazze, in quel periodo della mia vita, funzionò come antidoto al complesso d’inferiorità che avevo con il mondo intero, servì a rinfrancarmi e a farmi sentire più sicuro in genere. Grazie infinite genere femminile!

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da “Pensieri sospesi”

di Gregorio Asero 

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