Quella dannata notte sembrava non finire mai. Luisella si rigirò per l’ennesima volta tra le lenzuola del letto, sospirando un tormento che le schiacciava il petto come un pesante macigno. Aprì gli occhi. Restando a fissare per qualche istante il piccolo led rosso del televisore posto all’angolo della stanza. La percezione della realtà sembrava avere dichiarato guerra al suo stato d’animo, facendola implodere all’interno di un vortice surreale, affidando al proprio subconscio un faticoso lavoro di mediazione basato sulla diplomazia per scongiurare una possibile crisi di nervi. Di seguito Luisella con movimento repentino si sollevò dal letto deglutendo l’ansia dei mille “perché” martellanti che rimbalzavano dentro la testa, dirigendosi verso la grande veranda, camminando a piedi scalzi sul pavimento di marmo verde attraversato da sottili venature bianche, fermando i suoi passi dinnanzi a una scultura di bronzo, illuminata dai raggi della Luna.
<< Papà…mi manchi >> mormorò lasciando scivolare teneramente lo sguardo su quella magnifica scultura a forma di cuore adagiato su un basamento di cristallo trasparente, mentre alcune lacrime solcarono silenziosamente il suo viso visibilmente turbato da una forte emozione. Dopodiché ritornò in camera cercando un giusto equilibrio interiore, scandagliando ogni angolo del suo animo nell’intento di emergere da quell’impass che la teneva in ostaggio. Respirò profondamente un paio di volte. Trovando una solida e tacita complicità tra i meandri dei suoi pensieri, attingendo da essi la linfa vitale necessaria per lasciare defluire il dolore e la rabbia traghettandoli in acque lontane e profonde. In quel momento Luisella percepì la forza della vita plasmarle il cuore , sottraendola dall’ombra nera e fredda dell’ignoto, facendola approdare in un lembo di terra cui poteva sollevare finalmente lo sguardo verso nuovi orizzonti. All’improvviso sentì una irrefrenabile necessità di dipingere. Come se tutta quell’energia accumulata fosse combustibile da utilizzare e bruciare nell’immediato presente.
Uscì rapidamente dalla camera con la testa infarcita di quei scalpitanti e assordanti pensieri, entrando di seguito nella camera adiacente, prelevando dallo scaffale una tavolozza bianca posizionandola sul treppiede di legno scuro.
” Avanti Luisella, dipingi quello che vedono i tuoi occhi…” pronunciò con enfasi stringendo la matita tra le dita della mano destra, cominciando a tracciare un profilo, imprimendo una crescente velocità nei movimenti. Non poteva fermarsi. La sua arte nel dipingere non conosceva confini, sorvolando dimensioni astratte avvolte tra le pieghe del tempo. I pennelli intrisi di colore scorrevano in maniera leggiadra sulla tela, seguendo l’illogica consapevolezza dell’artista. Un mondo in cui la teoria del caos diventa (paradossalmente) il nettare dell’ordine, un connubio perfetto tra fantasia e immaginazione.
Nel frattempo la mattina fece il suo ingresso, mentre alcuni raggi del sole entrarono furtivamente nella stanza, diramandosi come lucenti tentacoli nelle pareti, formando astratte figure geometriche. Anche la voce della città sollevò il tono, senza tuttavia riuscire a distrarre minimamente l’attenzione di Luisella, la quale rimase avvolta dal fascino di quel magico momento, quella parentesi di vita che la trasportò lontano anni luce da quella stanza. Davanti a quel dipinto i suoi occhi si arresero diventando lucidi di un’emozione così profonda e pura da percepire un brivido in tutto il corpo. Quel dipinto così ostinato affascinante e seducente, sembrava avere un’anima. Con la fronte leggermente sudata sguardo smarrito e fiato corto, Luisella strinse nella mano destra il pannello e la tela stessa del dipinto, la quale diventò morbida ed elastica come una maglietta di cotone, sentendosi abbracciare nelle spalle. Fu questione di attimi. Interminabili attimi in cui Luisella si abbandonò dentro quell’abbraccio, assorbendo tutta la passione il sentimento e l’amore. Rannicchiandosi come una bimba protetta dal suo papà.

(Sergio Pizio – scrittore-)

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