In ricordo di Riccardo Aprile, di Tony Frisina

Alessandria: Ci sono notizie che ti colgono con impeto e ti inducono a restare senza fiato, senza parole. Ti lasciano del tutto allibito. 

   La scomparsa dell’amico Riccardo è proprio una di queste.

Non è facile accettare la perdita di un amico, in particolare quando l’amico è una persona che possiede come valore aggiunto tanta dignità. Riccardo era un uomo, per certi versi, d’altri tempi, ricco di valori e di rispetto per tutti, nel momento in cui queste caratteristiche si fanno sempre più rare nel genere umano. Sì, proprio così.

   Riccardo Aprile, che aveva la bancarella presso i portici di Piazza Garibaldi, conosceva tutti e tutti lo conoscevano. La sua dote principale era una certa qual riservatezza e soprattutto non prevaricava mai nessuno. Mite e buono ha sempre accompagnato con queste caratteristiche essenziali tutto il corso della sua vita. Queste doti le manifestava con tutti, anche con chi, di passaggio, si fermava pur solo quella volta a comperare una vecchia pubblicazione ormai introvabile altrove. Riccardo commerciava con il cuore e sempre con un lieve sorriso sulle labbra.

   Quanti aneddoti, quanto tempo passato con lui a chiacchierare di raccolte, di cartoline e soprattutto di numismatica, campo nel quale eccelleva e in cui pochi potevano competere con il suo livello di conoscenza. Qualche volta mi aveva ceduto delle vecchie cartoline e avevo anche comperato rari libri della Città, ma soprattutto si chiacchierava insieme in maniera affabile.

   La vita con lui è stata crudele e malvagia, e forse non soltanto la vita.

   Negli ultimi anni, oltre ai problemi di tutti i giorni aveva dovuto sopportare soprusi e angherie. 

   Era stato obbligato a una sorta di trasloco forzato che lo aveva fatto salire, suo malgrado, alla ribalta della cronaca.

   Aveva accettato tutto con dignità eccezionale perché lui era un buono e non amava le tenzoni. Quella sua dignità era superiore a tutto e ogni volta che si guardava allo specchio sapeva di essere a posto con la propria coscienza.

   Per i soprusi che ha subito – e che nessuno ha saputo o voluto impedire – è restato in silenzio, attendendo il giusto riconoscimento di indennizzo che gli era dovuto e promesso e che ormai più nessuno potrà dargli.

   Questo maledetto periodo, che vede tutti quanti schiavi di isolamento e di costrizioni, ha indotto Riccardo a chiudere, a sospendere le vendite. Spesso passavo dalla sua bancarella che nel corso di questi ultimi anni è sotto i portici di corso Roma, per vedere se fosse di nuovo aperta. Sempre tutto chiuso. Così ho fatto anche questa mattina. Sono passato sperando di ritrovare come sempre lui dietro il banco con la ragazza che lo aiutava, ossia una delle tre figlie. Tutto ancora chiuso. Un vaso di fiori sul banco ha attirato la mia attenzione. Un biglietto posto accanto mi ha lasciato sgomento. Incredulo ho riletto almeno tre volte il testo. Non riuscivo razionalmente a credere a quelle crude parole. “Ci stringiamo tutti al dolore della famiglia. Riposa in pace Riccardo Aprile”. Questa breve frase di cordoglio mi comunicava la tremenda realtà. Quella sua bancarella tanto amata con cui aveva potuto vivere e per cui aveva troppo tribolato, Riccardo non la potrà più riaprire.

Con Riccardo se ne va anche un pezzetto di tutti coloro che lo conoscevano. Se ne va per sempre un pezzo di Città. Questo è un frammento della Alessandria migliore.