I lupi, di Luisella Magnabosco

I lupi (ogni riferimento agli animali, è puramente casuale.)

Sono ormai opachi gli occhi 

del vecchio capo branco, 

che accovacciato sulla collina 

osserva la sua discendenza,

sbava e con tremuli tocchi 

si lecca il corpo stanco, 

illudendosi di toglier la patina 

che infanga la sua coscienza.

Ora leggermente muove, 

la ormai spelacchiata coda, 

la stessa che un tempo schioccava 

frustando chi, non si voleva inchinare, 

è come un malandato timone 

che porta la nave alla deriva, 

però con lo scoglio s’accorda 

perché giustifichi il suo farla affondare.

Adesso s’azzannan tra loro 

quelli che un tempo si lasciavano usare, 

e uncinando con gli aguzzi denti 

a vicenda il cuore si strappano, 

delimitano poi il territorio 

spruzzando il loro fetore, 

e con i nauseabondi aliti, 

l’invidia e il rancore ruttano. 

Le pecore si guardano e ridono 

nel vedere quelle scene, 

poi pregano cantando in coro 

per ringraziare il Creatore, 

perché mentre le belve si scannano 

per avere un po’ di potere, 

loro sanno che in cento si salvano, 

ogni volta che un lupo muore.

Luisella Magnabosco

Proprietà intellettuale riservata L.633/1941

#luisella634#