– Il Fatto Quotidiano

Hanno ragione tutti. Potrebbero però avere tutti torto. Il blitz di Mario Draghi sulla spinosa questione del pubblico preteso dall’Uefa al Campionato Europeo di calcio in programma dall’11 giugno (almeno il 25 per cento della capienza di ogni stadio) ha salvato la partita inaugurale Italia-Turchia prevista all’Olimpico di Roma, le altre due di qualificazione (Italia-Svizzera, il 16 giugno, Italia-Galles il 20) della nostra nazionale e il quarto di finale del 3 luglio e i vertici della Federcalcio hanno tirato un lunghissimo sospiro di sollievo, visto che al “progetto Roma” ci lavora da anni: l’assegnazione di parte dell’Europeo è infatti del 2014.Ma il sì alla presenza del pubblico, sia pure in misura ridotta (si calcola che sarà di circa 15.900 persone) ha scatenato una furiosa e giustificata reazione da parte di tutte le organizzazioni che fanno capo al cinema, al teatro, ai concerti messi kappaò dai lockdown che hanno chiuso le sale e vietato al pubblico gli eventi all’aperto.

Insomma, il mondo dello spettacolo si è imbufalito perché si sente discriminato e svilito dalla priorità assegnata al pallone.

Sorgente: Euro2020: al calcio il lusso della speranza, alla cultura lo spettro della fame – Il Fatto Quotidiano