Il castello di Pandino, di Luciana Benotto

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

Pandino, un borgo che ha alle spalle una lunga tradizione rurale, sorge nel territorio cremasco, in quella zona un tempo definita Gera d’Adda milanese. Il paese, infatti, dista solo pochi chilometri dal fiume Adda, ed è bagnato da numerosi corsi d’acqua e fontanili. Molto tempo fa, la zona era occupata dal lago Gerundo, una distesa di acquitrini e paludi da cui emergevano isolotti di terra che, aggregandosi, diedero appunto luogo alla gera, vale a dire una formazione ghiaiosa.

Il paese, sorto nell’XI secolo, entrò nella storia nel Trecento quando i signori di Milano, Bernabò Visconti e sua moglie Regina della Scala, vi fecero costruire un castello. L’imponente edificio, oggi considerato fra i più interessanti esempi di Lombardia, fu eretto a partire dal 1379 come luogo di svaghi: banchetti, ricevimenti, danze e caccia; d’altronde a quei tempi attorno a Pandino si estendevano rigogliosissimi boschi ricchi di selvaggina e di limpide acque.

Successivamente la prestigiosa dimora campestre venne fortificata dagli Sforza e da Ludovico il Moro, allo scopo di contenere le mire espansionistiche della Serenissima. La rocca che vediamo oggi è una costruzione in laterizi a pianta quadrata e dotata di quattro torri angolari e due d’ingresso con ponte e passerella levatoi. Nelle sale sono ancora presenti begli affreschi del tardo Rinascimento, così come  nell’elegante cortile interno che, ogni seconda domenica del mese (in tempi normali), ospita un mercatino dell’antiquariato, dell’oggettistica e del collezionismo, intitolato “Cose d’altri tempi”.

Per via Castello, su cui prospetta una casa quattrocentesca, si raggiunge la parrocchiale di Santa Margherita, una costruzione neoclassica progettata da Felice Soave. Essa custodisce tele di Andrea e Marcantonio Mainardi ed anche una ‘Deposizione’ di Callisto Piazza. Ma Pandino possiede pure un santuario moderno, costruito accanto alle rovine di quello che lo ha preceduto, la cui fabbricazione fu decisa a seguito di un’apparizione che merita di essere raccontata. 

Si narra che nel 1432 un giovane di nome Tommaso e un certo Gaspare, fittabile della cascina Falconera, fossero ai ferri corti per via di un ceppo di noce che il fittabile rivendicava come suo, ma che in realtà apparteneva all’altro. Rabbioso, Tommaso, una notte pensò di dar fuoco alla cascina di Gaspare; solo che giunto al noce, vide una donna seduta con un bambino in braccio, che leggeva un libro illuminato dalla luna. Per ben due volte tornò sui suoi passi in attesa che quella scomoda testimone se ne andasse; la terza volta, spazientito, le chiese chi fosse e lei, chiamandolo per nome, gli rivelò essere la Vergine Maria, e gli chiese di desistere da suo proposito e di far pace. Poi aggiunse: “Voglio che tu vada dal prete e dai capi di Pandino a cui dirai che voglio qui, su questa terra, un tempio dedicato a mio nome”. E così fu. Purtroppo nel Settecento il santuario fu venduto e trasformato in cascina e di lui oggi rimangono per l’appunto, solo dei ruderi.