DigitalArt di Marcello Comitini

Provo a cavare dal fondo della mia anima
parole luminose
per dare luce al buio della mente sepolta
nei solchi profondi dei miei sgomenti.
Quali radici di dolore dovrò estirpare
dalla mia terra esausta? Intorno
il cielo s’illumina d’un velo rosa
spegne l’esile raggio di luna
indecisa e tremante di speranza.
I gridi rauchi dei corvi pronti a divorare
infrangono i vetri alle finestre si conficcano
come aculei nelle pareti della mia stanza.
E tu cuore, povero muscolo dimenticato
comprimi e dilati le tue pareti cave
spargi il sangue nelle mie vene
come la linfa lungo i rami dell’albero.
Reso fragile dal logorio degli anni
non hai più modo di aiutarmi
a trovare il senso del mio vivere.
Il tuo pulsare a vuoto risuona dei battiti
del cembalo che strepita tra le mie mani
tremanti, seduto a guardare
il prato dei ricordi. Sfioriscono al tramonto
e a ogni alba si addormentano tristemente.
Lasciano la mia mente
in balia del sole che la scalda cieco.
A braccia spalancate senza ragione sei come il nido
nelle stagioni fredde
abbandonato dall’amore.