Intervista ad Angelo Felice Morelli..


1- Angelo, parlaci delle tue origini italo-venezuelane, entrambi di genitori italiani.
R: Sono molto orgoglioso delle mie origini italo-venezuelane e soprattutto dei miei genitori Gemma Morelli e Nicola Felice, nati a San Giuliano Di Puglia, terra per me lontana ma mai lontana nei loro cuori e nelle loro menti; Da allora, hanno sempre instillato in me l’amore, il rispetto e i valori storici e culturali del grande passato e presente di quella terra, parte di quella che è oggi l’Italia, la culla di alcuni dei pilastri che ancora persistono e persisteranno della civiltà occidentale e le sue varie espressioni culturali. Sempre presenti nella mia persona sono i miei genitori che ieri, oggi nella mia evoluzione di Essere Umano, fanno parte del mio patrimonio personale, culturale e storico con la loro eredità. Orgoglio che è strutturato anche dai grandi contributi di questa terra la cui nobiltà e amore hanno instillato nel mio essere da quando ho visto la luce in questo paese, il Venezuela.


2- Vorrei che ci raccontassi, nel ricordare, le tue prime emozioni dalle partite di calcio dove già stava emergendo il campione Angelo Felice.

R: Emozioni che non posso negare sono nate nel mio Essere innatamente dalla mia infanzia. Soprattutto la disciplina caratteristica del calcio per il raggiungimento di obiettivi e traguardi, il raggiungimento di traguardi, basata su quella disciplina e sul rispetto instillato dai miei genitori. Non devo omettere che all’età di nove (9) anni, i sacerdoti della Scuola Santo Tomás De Aquino, Congregazione Religiosa dei Padri Domenicani, mi hanno visto giocare con gli amici della mia infanzia che, attirandoli capacità innate, mi hanno offerto una borsa di studio, livello di scuola superiore, in modo che potessi imparare a giocare a calcio e ad allenarmi come Essere Umano integrale nella società. Questo è un elemento molto motivante affinché ogni giorno mi superi sempre di più e mi entusiasmi di diventare l’esempio che sono, in ambito sportivo, personale e professionale.

3- Chi sono state le prime persone che sono state felici con te dall’inizio della tua carriera calcistica?

R: Senza dubbio i miei genitori e attualmente sono certo i miei fratelli. Gioia che, oltre a condividere e divertire tutti nel mio nucleo familiare, si è diffusa tra i miei amici di quel palco, compagni di scuola dei miei esordi nel calcio. Ciò di cui ha testimoniato il mio talento nello sport. Gioia che mia moglie e mia figlia Archangela condivideranno in seguito anche oggi.

4- Oltre alla famiglia, c’era un amico che era sempre al tuo fianco? 

R: Sì, tutti quelli come i Sacerdoti, i Sacerdoti, Carlos Alvarez, il Saggio Sacerdote della Scuola Santo Tomás De Aquino, dove il loro altruismo e dedizione sono serviti da nutrimento in quell’apprendimento. Allo stesso modo, il miglior calciatore del Venezuela Luis Mendoza Benedetto considerato da me e da un universo di esperti nella disciplina del calcio. Che dai miei dieci (10) anni ha seguito la mia evoluzione, ha risvegliato ancora di più il mio talento e, a (16) anni, mi ha portato alla professionalità all’interno del Club Deportivo Italia.

5- Cosa ha significato ed è ancora il calcio per te?

R: Nell’essenza dell’adagio che considero di origine divina della Mens Sana In Corpore Sano, il calcio per me rappresenta oltre alla passione, la mia gioia e la mia vita, il riconoscimento che esiste un Essere Supremo come il nostro Padre Celeste che attraverso l’Insufflazione Iniziale mi ha dato qualità fisiche e mentali per poter giocare a calcio come scienza dove la vita mi mostra ancora l’importanza e la mia identificazione con e nella società. Dove considero che in altre professioni e attività della vita non avrei mai potuto raggiungerlo. Sapendo che ai miei tempi il baseball era lo sport nazionale in Venezuela, il calcio era dietro le quinte. 

Realizzazioni che pur non avendo ottenuto un vantaggio economico di grandi proporzioni, il calcio mi ha permesso di vincere altre uguali o più importanti del denaro. Come la mia formazione accademica, le relazioni personali e professionali a tutti i livelli, i viaggi, la madre di mia figlia e che mia figlia Archangela ha ereditato i miei geni da quando è stata riconosciuta atleta in cinque (5) opportunità come atleta dell’anno in Venezuela, come Campione sudamericano, centroamericano. Partecipa ai campionati mondiali tutti nella disciplina sportiva del nuoto sincronizzato – balletto acquatico-.

6- Cosa significa il calcio in relazione al mondo contemporaneo?

R: Una maggiore partecipazione del mondo per generi ed età, che si pratica nei cinque (5) continenti, anche in luoghi remoti e remoti. Generare ogni giorno più pubblico e fan, senza distinzioni di alcun genere come credo, nazionalità o razze. In cui grandi società multinazionali e transnazionali investono nella pubblicità di eventi calcistici nazionali, regionali e mondiali.

7- Descrivi il tuo processo di crescita come calciatore all’interno della tua famiglia, città e paese. 

R: È stato un processo che descrivo come duro e sacrificale. Poiché non c’erano mezzi e strumenti che esistono oggi. Ad esempio, la grande distanza che esisteva tra il luogo in cui praticavo la disciplina e il mio luogo di residenza.

Allo stesso modo, il potere di superare il divario tra il costo delle forniture per la pratica del calcio e il gravoso per il bilancio familiare. Cosa non mi ha permesso di avere strumenti migliori per la pratica riferita. Quello che sono riuscito a superare con la mia voglia e voglia di migliorare e prospettiva futura. Ecco perché ho potuto valorizzare tutti gli obiettivi raggiunti e godermeli anche oggi.

8 – Fare il calciatore è senza dubbio il sogno di ogni bambino, ricordi il tuo esordio e come hai deciso di realizzare il tuo sogno?

R: Ribadisco quanto sopra, compreso il sostegno familiare; inoltre a mio padre piaceva il calcio. Ai preti domenicani che all’età di nove (9) anni hanno scoperto il mio talento e mi hanno offerto di imparare in modo disciplinato e con il supporto del miglior giocatore venezuelano di tutti i tempi Luis Mendoza. Il mio debutto formale è stato all’età di nove (9) anni con il Colegio Santo Tomás de Aquino nella categoria Infant C, in una semifinale di quella categoria dove sono stato capocannoniere con sei (6) gol e conseguendo il campionato giocato contro il Colegio La Salle, raggiungendo due (2) obiettivi per ottenere il campionato.

Tutto ciò che è stato incluso in questo paragrafo sono state ispirazioni in cui mi hanno spinto a continuare a migliorarmi.

9- Il tuo successo è stato il risultato di abilità innate o anche di eventi e circostanze favorevoli?

R: Abilità primariamente innate, come la voglia di migliorarmi sempre di più, pesando sul futuro che poi è diventato realtà. Quello che ho costruito nella mia mente e con molta fede, è diventato realtà.

Ho realizzato tutti i miei sogni, tra cui spicca la mia partecipazione al calcio professionistico, squadre regionali e nazionali e la partecipazione internazionale.

10- Come si posiziona oggi Angelo Felice di fronte ai piccoli nuovi talenti di oggi?

R: Aumentando ed evidenziando individualmente e collettivamente ogni volta che vedo nei bambini l’espressione innata che considero talenti. Instillare la conoscenza di tutti i ranghi che un futuro giocatore d’élite dovrebbe conoscere, come: Alimentazione, condizionamento fisico, parte spirituale, parte mentale, parte tecnica, parte tattica, idratazione, respirazione come motivo per riprendersi dalla fatica fisico. Nonostante la mia età, la Venezuelan Soccer Society mi vede come un allenatore integrale del calciatore e allo stesso tempo un esempio da seguire.

Mi concentro sempre sulla società dei bambini o degli adolescenti, giovani con risorse economiche limitate dove mi dà grandi soddisfazioni fare questi lavori per loro, senza dimenticare che ci sono passato. Senza dimenticare il mio passato in questo senso e instillando la mia esperienza che tutto può essere raggiunto con perseveranza, spirito di sacrificio e obiettivi che ci si pone nella vita.

11- Gli ottimi risultati (raggiunti e conquistati attraverso lo sport più famoso e amato al mondo, che come altri generi d’arte uniscono i popoli), credi che possano essere annoverati come un “riscatto sociale ed emotivo” ed è anche per questo che tu Sei più soddisfatto non solo di te stesso ma anche della tua famiglia?

R: Ovviamente; Dato che tutti i successi per me, per la mia famiglia e per il mio paese, i risultati mi fanno avere un maggiore impegno per la mia famiglia, per me stesso, per la società e per il paese.

Ho attraversato tutti i ranghi del calcio come: giocatore altamente competitivo, allenatore, manager di squadre professionistiche, organizzatore di eventi di calcio nazionali e internazionali dentro e fuori il Venezuela.

12- Hai mai pensato di scrivere la tua esperienza esemplare in una versione cartacea che tu possa esprimere e condividere le tappe che hanno caratterizzato la tua vita per onorare la memoria dei tuoi genitori che, come hai detto, sono stati fondamentali per la persona e per il giocatore? Angelo.

R: Ovviamente. Se loro, i miei genitori, non fossero esistiti io non esisterei. Hanno il cinquanta (50%) per cento e anche più meriti di quello che sono stato, sono e sarò: senza la loro formazione instillati in valori e principi che erano essenziali per la mia vita. Ogni strada mi mostra l’importanza di ciò che hanno fatto per me e per tutti i loro figli.

13- Oltre a prenderti cura dei giovani studenti di oggi, bravi calciatori del futuro, so che ti prendi cura della solidarietà rivolta ai bambini più poveri, qui ci racconti i due rami importanti dell’albero immaginario della tua vita.

R: Non solo con la qualifica di poveri; Poiché, nella vita, Dono Divino, tutti gli Esseri Umani in un modo o nell’altro hanno bisogno della Solidarietà implicita nei sentimenti nell’Insufflo iniziale trasmessi dal Grande Creatore e, abbiamo tutti qualcosa da condividere almeno un sorriso. Uno di questi doni è l’altruismo e il suo sviluppo; pensare al futuro e contribuire allo sviluppo dei cittadini per un mondo senza confini e per la loro convivenza in pace e armonia nel futuro. Confini non sempre geografici, ma anche culturali, di vario genere e perché no spirituali. Lo sport ha quel motto che è Mens Sana In Corpore Sano, che è anche tronco, radici e rami, perché no di un grande albero che non deve essere immaginario nella mia vita.

14- C’erano uno o più giocatori che hai preso come esempio da imitare o ti piacerebbe identificarti con lui o loro?

R: Nonostante gli obiettivi personali per il futuro e il pensiero di saper essere grato per il Dono della Vita; Ovviamente non volevo solo imitare, ma anche prendere i migliori esempi di star in squadre sia del mio paese di nascita che all’estero. In questo senso, posso citare Luis Mendoza dal Venezuela; dall’estero a Pelé, Beckenbauer, Rivera e tutti coloro che nei buoni esempi hanno dato nello sport e personalmente. 

15- Cambieresti alcune o più delle tue scelte di vita in passato e se ti capitasse mai di dover preferire nella decisione dell’una o dell’altra che fossero agli antipodi e se sì, quanto ti è costato rinunciare a una per preferirne una? altro?

R: Credo che le decisioni analizzate e prese in quel presente e focalizzate sul futuro non fossero solo a vantaggio personale, ma appropriate; da oggi sono orgoglioso dei miei successi personali, familiari e professionali.

16- Sulla base della tua vasta esperienza calcistica, cosa vuoi trasmettere ai ragazzi che si allenano oggi con il sogno di essere campioni e che il loro sogno è infranto per qualsiasi motivo?

R: Non guarderei negativamente a quello che ho fatto per quei bambini i cui sogni potrebbero essere stati infranti; Al contrario, ritengo di aver contribuito allo sviluppo in una fase che oltre ad essere basilare, sono riuscito a realizzare un sogno e instillare in loro una conoscenza fondamentale, integrale come atleti che volevano essere e come cittadini nel loro mondo onirico. 

17- Nato da genitori italiani che prima hanno trasferito suo padre e poi sua madre in Venezuela, Angelo parla dei tuoi rapporti con l’Italia, la patria dove sono le tue radici e il Venezuela dove sono le tue ali.

R: In entrambi i casi la mia solidarietà e la mia grande gratitudine ai miei genitori per tutti quei valori instillati e gli esempi forniti.

Da cui deriva contemporaneamente la solidarietà con due culture. Con radici italiane e geni che si trasferiscono nella storia nello spazio e nel tempo.

Con il Venezuela, dove sono nato e ho studiato, un intero contesto che mi ha permesso di consolidare quanto contribuito dai miei genitori e antenati; così come, dalle espressioni e dal modo di essere di una società in diversi aspetti che non posso negare.

18- Se dovessi immaginare una vita diversa, cosa vorresti dare la priorità per vivere un’altra vita di Angelo?
R: Rispondendo che se fossi nato di nuovo e vorrei essere la stessa persona, condurre la stessa vita e quello che ero fino al giorno della mia morte senza deviare dalle buone conquiste etiche e morali secondo le dinamiche di una nuova vita; Penso che risponda a questa domanda.


19- Riesci a immaginare la tua vita quotidiana senza solidarietà? So che non ti piace parlare di progetti a favore degli altri e soprattutto dei bambini volti a migliorare la qualità della vita dei più deboli. Come ti rapporti con le attività di solidarietà della confraternita?

R: Nessun Essere Umano può vivere senza mettere in pratica la Solidarietà; da allora, quella parola è sinonimo di amore. Adoro essere un sentimento universale.

20- Se oggi avessi la possibilità di avere Gemma, tua madre, davanti a te, cosa le diresti?

R:Grazie mamma per avermi messo al mondo. E per aver fatto tutto quello che avete fatto per me e per gli altri bambini, fratelli miei. Ti amo e ti amo infinitamente.

21- Ti chiedo anche se avessi la possibilità di avere davanti a te lo sguardo di tuo padre Nicolino, cosa vorresti dirgli?

R:Grazie Papà, ti do per essere stato così nobile, severo ed esemplare, che oggi apprezzo come valori instillati, che anche con il tempo che è passato ti do ogni giorno motivo in più, per quella dedizione nel crescermi. Ti amo e ti amo infinitamente. 

22- Ad entrambi, a mamma e papà, dirigendoli e dicendo “Le parole che non ti ho detto” e ora, in questa intervista, voglio che tu sappia nel tuo mondo di luce dove ti prendi cura di me e dei tuoi cari.

R:Nulla di diverso da quanto affermato ai punti 20 e 21; che riassumono l’essenza del mio amore per loro.

23- Se un giorno, in futuro, ti chiedessero di tornare nella patria delle tue radici, l’Italia, il Molise, la città di San Giuliano di Puglia, lo accetteresti e con che umore lo faresti?

R:Lo farei con tutto l’amore. Soprattutto per gli insegnamenti dei miei genitori e parenti, non solo nel rispetto del principio di solidarietà; ma di un amore innato instillato verso l’Essere Umano.

24- E invece, hai mai pensato all’ipotesi di venire tu stesso a scegliere di vivere nel Paese che ha dato i natali ai tuoi genitori? Cosa faresti?

R:Certo che l’ho fatto e proverei una grande gioia; soprattutto per quanto evidenziato al punto 23.

25- Hai sperimentato la dualità dell’appartenenza, dovuta alle tue radici, al Vecchio Continente per crescere in America Latina? Se è così, come l’hai ricevuto (dualità) o c’era in te una fusione totale e inseparabile?

R: Sono orgoglioso delle mie radici nel Vecchio Continente; così come, per essere cresciuto in America Latina. Mi considero senza vanità e nel modo più umile possibile di essere un esempio come Essere Umano della dualità di nazionalità e confluenza di culture millenarie e delle loro diverse espressioni. 


26- Siamo quasi alla fine di questa lunga intervista, come senti sinceramente, come se ti fossi liberata da un peso poiché è comprensibile il forte dovere di gratitudine verso chi ti ha permesso di realizzarti ed essere l’Angelo Felice Morelli di oggi.

R: Sono molto grato per questa opportunità offerta di esprimere con tutta sincerità parte della vita, i miei sentimenti, l’amore per i miei genitori, i miei fratelli e la mia famiglia in generale; dimostrando anche quell’amore, la gratitudine, il frutto dell’umiltà che se fatta sinceramente non ha confini che la separano, ma piuttosto sono confini che uniscono nella distanza e nel tempo.

27- Ci salutiamo con il tuo messaggio personale di un pensiero o insegnamento che hai ricevuto e che ami condividere con chiunque sia desideroso di ascoltarti durante l’intervista. Potrebbe provenire da una persona conosciuta o anche dalla semplice presenza di una persona semplice che ha registrato in modo indelebile la tua vita.

R:Forse con le mie stesse parole per sottolineare che l’amore come sentimento senza confini è come il fuoco eterno, che il vento, oltre ad aiutare a mantenere in vita, illumina con il suo fulgore i sentieri che ci conducono verso un porto e una meta sicuri.

28- Dando un significato musicale al corso della tua vita, quale sarebbe la colonna sonora che ha caratterizzato la tua esistenza fino ad ora?

R:Ce ne sono molti che caratterizzerebbero la mia esistenza, dal momento che la musica con i suoi vari accordi ed espressioni culturali nella storia dell’umanità sono in un modo o nell’altro un elogio o un elogio alla più grande creazione, l’Essere Umano.

29- Per dare un’impronta poetica Quale poesia è stata scritta per te, cosa senti la tua?

R:Ogni poesia che è stata dedicata all’immigrato italiano in qualsiasi parte del mondo è un esempio di tenacia e imprenditorialità per i cittadini di una grande nazione.

Grazie Angelo Felice Morelli per la disponibilità a realizzare questa intervista, iniziativa per promuovere e diffondere le “Stelle di questo Universo”. Vorrei conoscere le vostre impressioni ed emozioni derivate da questo incontro.

Elisa Mascia 9-11-2020