Il diritto al vaccino, di Domenico Ravetti

Domenico Ravetti (*)

https://appuntialessandrini.wordpress.com

Alessandria: Dovremmo mettere a confronto il liberalismo di Mill con il socialismo di Marx per trovare soluzioni per fermare la diffusione del Covid-19 con tutte le sue varianti? No, non abbiamo tutto questo tempo a disposizione, non ce lo concede il virus che circolerebbe ancora più indisturbato se non usassimo le concrete barriere che abbiamo a disposizione. Tra queste, abbiamo capito che funzionano meglio di altre i dispositivi di protezione individuale (mascherine), il distanziamento sociale (evitare assembramenti) e, quale arma letale contro il virus, la vaccinazione di massa. Sulla prima barriera possiamo dirci almeno per ora soddisfatti, sulla seconda non entriamo nel merito, almeno qui e ora, perché dovremmo analizzare con intelligente profondità le esigenze delle attività produttive, in particolare dei settori del commercio o delle botteghe del piccolo artigianato, per trovare giusti equilibri con le ragioni della tutela della salute. Prendiamo in esame la terza barriera: i vaccini con quattro brevi riflessioni senza citare Mill e Marx sulla ricerca, sulla produzione, sulla distribuzione e sull’inoculazione.

Proviamo ad immaginare il migliore dei mondi possibili, quello in cui tutto è perfetto e la perfezione rende tutti felici. In quel mondo, grazie ad un processo democratico partecipato, le Istituzioni Pubbliche hanno deliberato formalmente il “taccuino dei diritti” dove sono elencate le garanzie che quel mondo intende assicurare agli abitanti a prescindere dalle loro condizioni economiche, dal luogo preciso in cui abitano, dall’appartenenza etnica. In quel “taccuino”, tra le tante righe, c’è scritto: la tutela della salute come fondamentale diritto del cittadino. Un giorno si presenta nell’ospedale di quel mondo un cittadino con la febbre, poco tempo dopo un altro, poi un altro ancora, fino ad arrivare a 100. Il capo dell’istituzione Pubblica decide allora di attivare il Piano Pandemico che ha testato di recente e che conosce benissimo. In quel Piano è prevista anche la Missione Vaccini. Punto 1: convocazione dei migliori ricercatori del laboratorio pubblico e impegno concomitante nelle attività di studio. Punto 2: preparazione di un bando pubblico per la produzione del vaccino e invito alle case farmaceutiche private finalizzato alla competizione tra loro per offrire un numero preciso di vaccini con un adeguato ribasso del costo messo a gara. Punto 3: preavviso destinato a tutte le aziende dedicate alla logistica con mezzi predisposti al trasporto dei vaccini. Punto 4: In collaborazione con le governance locali (Asl, Comuni volontariato) e con la programmazione delle Regioni, predisposizione dei luoghi già individuati sul Piano per l’inoculazione di massa dei vaccini. Punto 5. Attivazione del programma informatico per pre allertare le categorie che avranno priorità rispetto ad altre nelle vaccinazioni.

Più o meno questo è quello che accadrebbe nel migliore dei mondi possibili. Quello che è accaduto da noi è completamente diverso e i risultati in chiaro e scuro sono quelli che vediamo tutti. Nella sostanza non esisteva un Piano Pandemico testato in tutte le sue missioni, la ricerca sanitaria è nelle mani di Big Pharma perché le Istituzioni Pubbliche da decenni non investono in risorse economiche e risorse umane, i vaccini non sono un bene pubblico ma sono brevetti privati soggetti al profitto, la logistica funziona ma i centri per le vaccinazioni sono stati scelti in itinere e non programmati nel Piano Pandemico, il volontariato c’è, i sindaci anche, e meno male, ma c’è anche chi legittimamente ci guadagna ad immunizzare le persone.

Marx preconizzava i danni del capitalismo e Mill pur da liberista criticava la proprietà privata quando ostacola il bene pubblico. Con due analisi differenti ma parallele tendevano verso il migliore dei mondi possibili. Forse noi dovremmo più sommessamente ammettere che nel nostro mondo abbiamo una bellissima Costituzione dove è scritto il diritto alla tutela della salute come fondamentale diritto del cittadino ma dobbiamo mettere in discussione gli strumenti che abbiamo a disposizione per garantirlo.