IN CAMMINO, di Federica Sanguigni

Un’altra bellissima sorpresa nell’uovo di Pasqua di quest’anno! 

La recensione di Maurizio Michel al mio libro “In cammino”, è appassionata, sincera, meravigliosa. Un regalo inaspettato e graditissimo.

Grazie grazie grazie 

Maurizio Michel

IN CAMMINO 

«E mi offrirai fiori?

Non voglio rose rosse

ma girasoli vestiti a festa.

E prometti

che per me

scriverai poesie e canzoni.

Non cerco lusinghe.

Desidero sillabe di respiri

avvolte in petali di velluto.

E i tuoi pensieri

i tuoi pensieri più intimi

quelli della notte

quando il cielo bacia la luna

li invierai a me?

Prendi il vento

e rendilo tuo amico.

Afferra i raggi del sole

e con essi sfiorami.

Parla alle nuvole

e invita la pioggia di settembre

a purificarmi l’anima.

Allontana i temporali.

Non condurmi in paradisi irreali.

Solo fiori di campo

e lucciole

tante lucciole

a danzare intorno a me.» 

Federica Sanguigni , dalla raccolta poetica “in cammino”, Edizioni Progetto Cultura, 2018

Ho tra le mani il libro di Federica da qualche giorno, e prima di addentrarmi tra le righe di queste poesie, ho voluto leggere sia la prefazione di Lucia Stefanelli Cervelli, sia la quarta di copertina a firma di Claudio Damiani. 

Il libro, devo dirvelo, mi ha preso molto: cercherò qui di darvi conto, come mi riesce, del forte rimando emotivo e della bellezza che vi ho trovata. 

La chiave di lettura ci è data dal titolo: “in cammino”, qui inteso come viaggio nel proprio cielo interiore. L’autrice si premura di darci una flebile, lieve traccia del suo viaggio in apertura della raccolta, con una poesia che ci parla anche dell’atteggiamento della viaggiatrice: “io vado / oltre il giusto / e lo sbagliato. / Guardo / oltre il vetro / delle apparenze /…..  / Io mi fermo /in un punto impreciso / senza tempo / e senza confini.”

Il cammino di Federica è appunto tutto interiore, di quelli che non vanno dritti verso il centro, ma in cui ci si prende tutto il tempo che occorre per sostare, esplorare, osservare e soprattutto “sentire” ogni angolo – anche il più recondito – della propria interiorità, fatta di memorie, ricordi, sensazioni, raggi di sole, riflessi lunari e ferite/feritoie, e solo dopo tutto questo, ripartire verso un altro “punto impreciso”.  

E così troviamo questa viaggiatrice dell’anima come una  “mendicante ai bordi della vita, facile preda di “fiere selvagge”, attrice “al teatro delle bugie”, dove “il tempo prestato a imparare la parte, non l’ho più recuperato” .  Poi la vediamo “ai piedi della montagna”, o in mezzo a una palude “addormentata e inquieta / dei miei se / dubbi e incertezze”. Tutti questi sono rimandi a situazioni di vita, o (chissà?) anche a luoghi reali , certamente… ma soprattutto si tratta di luoghi dell’anima dove l’autrice sosta, senza mai scadere nel giudizio, alla ricerca di parti di sé da riabbracciare, da perdonare, da integrare, da lasciar vivere o lasciar andare. E così ritroviamo la famiglia d’origine e il confronto con l’educazione ricevuta e con la prima narrazione del mondo che le è stata data, e di conseguenza le nostalgie, le bugie, le ferite che sanguinano e poi… poi arriva l’amore, l’incontro con il maschile. E qui sono rimasto meravigliato da un femminile pieno, che non fa sconti, che incontrando il suo “animus”, come dire…. Prende “tutto il pacchetto”, e non se la racconta. L’incontro con il maschile qui è generoso, totale, coraggioso, bellissimo. Questa che ho postato ne è la parte gioiosa, l’inizio, il canto che sgorga dall’incontro, il tempo delle promesse; poi, seguendo il percorso in versi (meraviglioso) si arriva al capolinea,  “al dolore dell’abbandono”, e all’essere certa di aver donato a quel maschile così tanto da restare in lui come “il ricordo” che gli farà compagnia. Arrivano a questo punto altre poesie che si confrontano con “antiche fotografie” , “diari mai scritti”, “ricordi remoti dai contorni imprecisi”, che sembrano giungere dal tempo della fanciullezza. L’autrice poi affronta il rimorso,  che “punta il dito contro di me / a ricordarmi la vittoria / della mia sfida con Lui / Ma ormai stanco / galleggia sulla superficie della mia anima / e attende il perdono”. A questo punto il viaggio sembra terminato, perché troviamo Federica “ferma sulla riva delle mie solitudini”, ma non è così, perché a seguire c’è un ritrovarsi, un rialzarsi, in un ringraziamento finale ad un femminile misterioso, indefinito (mi chiedo: la madre? o una parte “antica” di sé stessa?), per quelle cose che ci feriscono, che ci segnano a vita, ma che alla fine fanno di noi le persone che siamo. Sembra un paradosso, ma davvero è solo grazie a certi passaggi di vita, a certe notti oscure, se poi sviluppiamo doni quali l’empatia, la sensibilità, l’attenzione e la cura per sé stessi e per chi ci gira intorno. Già… La cura. Chi mi conosce sa quanto mi spenda a dire sempre, a tutti, che la poesia è cura, e qui, “in cammino” con Federica, questo aspetto a me caro lo ho sentito e toccato con mano. 

Federica ci consegna il suo viaggio in versi, ed è impossibile non ritrovarvisi coinvolti, chiamati in causa, quasi “citati” nelle sue poesie, in alcuni passaggi esistenziali che non possono non essere universali, perché davvero ci riguardano tutti. Ecco così che da “diario intimo” in versi, questo piccolo libro trova una sua dimensione aperta e universale, dacché spontaneamente diviene traccia, esempio, confronto – conforto – e anche sfida a fare altrettanto. È proprio per questo che il viaggio poetico di Federica diviene possibilità di “cura” dell’anima per chiunque lo legga.   

E la cura c’è anche nella scelta precisa delle parole, “pesate e posate” con attenzione, a costruire la strada del suo percorso affinché possiamo seguirla nel suo tuffo interiore. Provando e riprovando a leggere le poesie a voce alta mi sono reso conto di un gran lavoro di affinamento, di ricerca, che viene dalla sensibilità di Federica per il bello, e che rimane evidente anche quando il protagonista è il dolore. C’è grande attenzione nelle assonanze, nel ritmo dei versi, per darci modo di leggere con lentezza, sostando anche noi dove più ci risuona, dove sentiamo averne bisogno. 

Damiani scrive di un poetare allegorico e iniziatico, e di Federica come di una “discepola di Dante”, aggiungo io “coraggiosa e indomita” nell’esplorare gli inferni e i paradisi dentro di lei. Lo fa per sé stessa e per incoraggiare a fare altrettanto tutti coloro, che come me, hanno avuto la fortuna di incontrarla e di leggerla. 

Grazie di cuore per questo tuo bellissimo libro , Federica.  

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#ilviaggiointeriore