Matteo Bassetti: Il decreto riaperture?

Lo interpreto da una parte come un segno di fiducia nei confronti dei cittadini, dall’altra un modo per dire: attenzione, con questo virus continueremo a farci i conti ancora per molto tempo, anche se con numeri diversi, quindi è il caso di tornare ad una normalità controllata e progressiva, da fare in sicurezza, con un percorso a step. 

Questa pandemia è giunta inaspettata e ci ha colti di sorpresa. Altre epidemie erano arrivate sempre dalle stesse aree geografiche, anche in passato. Non è escluso che ce ne possano essere altre nel futuro, sia di tipo virale, ma anche legate ai batteri resistenti, dato che in questo periodo di pandemia si stanno utilizzando gli antibiotici molto male. E’  quindi giusto continuare a lavorare anche investendo in formazione, in strutture, in cooperazione tra Paesi a livello internazionale

Oggi abbiamo due tipi di vaccini, quelli a mRna e quelli a vettore virale. Trovo abbastanza assurdo e sbagliato che le persone scelgano il vaccino, qui non è che si tratta di scegliere una borsa o un paio di scarpe. Noi medici abbiamo studiato una vita per capire, leggere gli studi clinici, quindi o si pensa che noi medici siamo lì per fare il male della gente oppure bisogna fidarsi dei medici e del sistema sanitario  che deciderà A, B o C. 

Se non ci fidiamo e vogliamo essere noi a decidere quale vaccino fare, a questo punto è un meccanismo perverso.

Gli enti regolatori sono lì per fare quel mestiere, per stare dalla parte della gente, se invece si pensa che sono lì per fare gli interessi delle case farmaceutiche allora non abbiamo capito niente. Sono gli stessi enti regolatori che ci permettono di avere farmaci, grazie ai quali viviamo così a lungo, come antitumorali, antibiotici, antiipertensivi, ecc. . O quell’ente e la medicina è buona in toto, o non può essere buona solo quando ci fa comodo. 

Sui monoclonali infine ho sentito negli ultimi giorni delle assolute eresie, pronunciate da chi nella sua vita non ha mai fatto il medico e mai curato un paziente con il COVID. Chi lo ha fatto dallo scorso febbraio e lo continua a fare ogni giorno nelle corsie degli ospedali o a casa dei pazienti, sa che gli anticorpi monoclonali sono un’opportunità che alcuni di noi stanno sfruttando più di altri. 

Sono farmaci che servono nelle prime fasi della malattia, come se fossero un vaccino precostituito. Sono anticorpi già pronti per funzionare nel giro di poche ore e servono per spegnere sul nascere l’infezione. È come usare l’estintore quando l’incendio non è ancora divampato. Questo è molto utile soprattutto nelle persone che hanno già dei problemi di base e nelle quali l’evoluzione del l’infezione potrebbe essere grave o addirittura fatale. Sono farmaci davvero “salvavita”. 

È una terapia complementare che si aggiunge alle altre armi. Non è una terapia che esclude un’altra.