Pizzighettone, esempio di architettura militare del ‘500, di Luciana Benotto

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

Pizzighettone, cittadina della provincia di Cremona, location per un film della Wertmüller e di Luca Guadagnino, è una delle ambientazioni che anch’io ho scelto per il mio ultimo romanzo “Sofonisba. La turbinosa giovinezza di una pittrice”, in quanto nel ‘500 era una delle strade che da Cremona portava a Milano. Il paese sorge lungo il corso dell’Adda, che lo divide in due parti collegate da un ponte. Sulla sponda sinistra è il capoluogo vero e proprio, mentre sulla riva destra si distende la pittoresca borgata di Gera.

Il paese sorse in epoca medioevale come borgo franco e porto commerciale. Di quel periodo rimane la parrocchiale di San Bassano, fondata alla metà del XII secolo, e dotata di una facciata a capanna in cotto ingentilita da un ornamento polilobato e da un magnifico rosone risalente al ‘400. Al suo interno si trovano un grande affresco della Crocifissione di Bernardino Campi (uno dei personaggi del romanzo), un grazioso tabernacolo rinascimentale contenente la reliquia della Sacra Spina e delle formelle trecentesche che illustrano l’Annunciazione, la Natività e l’Adorazione dei Magi. 

Di fronte alla chiesa sorgono due edifici tardogotici, uno di questi è il Municipio. Alla sua sinistra inizia la caratteristica via Garibaldi dove, al n. 18, è ospitato il Museo Civico fondato nel 1907 grazie ad una donazione. Esso vanta una notevole collezione di armi bianche: spade, stiletti, alabarde, pugnali, una daga, una rara celata del 1300, ed anche armi da fuoco, in gran parte archibugi.

La strada sbocca sul suggestivo lungoadda, dove spicca la quadrata e merlata Torre del Guado, avanzo di un castello in cui, nel 1525, venne rinchiuso il re dei Francesi, Francesco I di Valois, dopo la sconfitta inflittagli a Mirabello di Pavia, dal re di Spagna Carlo V d’Asburgo. Al suo interno restano lacerti di affreschi, una copia dell’armatura del re francese, una cassapanca, quadri e ritratti di personaggi famosi.

Risale inoltre proprio al Cinquecento la cinta bastionata a pianta stellare che ancora adesso racchiude l’abitato. È questo un raro esempio d’architettura militare rinascimentale, fatta di camminamenti, sotterranei, bastioni, mezzelune ed un fossato; uno straordinario documento storico che costituisce un’indubbia attrattiva turistica.

È nella borgata di Gera che la cinta si è conservata quasi intera, con le sue casematte e una polveriera che caratterizzano il cammino di ronda, su cui è assai piacevole passeggiare, e che contorna le case porticate dell’abitato, entro il quale sorge la chiesa di San Rocco, col campanile è il più antico del paese, e quella di San Marcello, il cui altare maggiore contiene una nicchia con un miracoloso crocifisso rinvenuto sul greto del fiume.

E siccome siamo nel cremonese, a fine covid sarebbe bello concludere il nostro giro con una mangiata in trattoria, dove ci aspettano il salame nostrano, il lardo, il gorgonzola, la polenta abbrustolita, la raspadura: scaglie di formaggio raschiate con una lama da una mezza forma di grana tenero; la mostarda di frutta ed il provolone.

Ma la specialità di Pizzighettone, servita prevalentemente in autunno, è il ‘fasulin de l’öc cun le cudeghe’, una pietanza in umido a base di fagioli con l’occhio, tenere cotenne, salamelle, carne di manzo e maiale, verdure e brodo, che viene servita fumante nelle scodelle.