Roma: aggressione a dodicenne disabile. Bullismo e abilismo tra demagogia e patti elettorali. In questi giorni si è diffusa la notizia dell’aggressione ad una ragazza di dodici anni da parte di alcune coetanee in un parco di Roma nord. Il branco, approfittando della superiorità numerica e della minore capacità di difesa a causa di una disabilità della vittima, l’ha brutalmente picchiata mentre altri ragazzini riprendevano la scena con i telefoni cellulari per trasmetterla in rete.  La vicenda è stata definita un atto di bullismo e cyberbullismo data l’immissione in rete del video ma in realtà si tratta invece di una aggressione abilista. L’abilismo (presupposto secondo cui si è socialmente e umanamente accettabili soltanto se in possesso di corpo e mente abili e “nella norma”) è una forma di discriminazione con cui vengono attaccate verbalmente o fisicamente le persone disabili, oppure in cui vengono negati i loro diritti trascurando o impedendo  l’accesso alle agevolazioni compensative necessarie alla loro condizione. Ed è un fenomeno di cui si parla pochissimo sui mezzi di informazione di massa ma che sempre più spesso troviamo nelle cronache nostrane.

Per prevenire e reprimere la discriminazione e la violenza di genere, omolesbobitransfobica e sui disabili, il Deputato PD Alessandro Zan ha presentato un DdL (Disegno di Legge) che, tra l’altro individua responsabilità civili e penali e ne sancisce la perseguibilità in sede legale. La proposta di legge purtroppo ha trovato tali e tanti ostacoli da restare impantanato tra mancate calendarizzazioni e proposte di nuovi emendamenti. Soprattutto la destra si è messa di traverso nell’iter paventando la fantomatica introduzione di “reati d’opinione”. Buffo che la forza politica erede proprio di quelli che in passato reprimevano violentemente molti diritti, tra cui proprio quello di opinione, oggi si ergano a suoi paladini …  Gianfranco Pagliarulo Presidente nazionale ANPI aderisce alla campagna a favore del Ddl Zan Assodato che la Repubblica italiana sia nata dalla ribellione e dalla Resistenza contro un regime dittatoriale che faceva del patriarcato misogino e sessista, dell’omofobia, del razzismo e della discriminazione le sue cifre distintive e posto inopinabilmente che fin dai suoi principi fondamentali la Costituzione italiana proibisca ogni forma di discriminazione, si evince facilmente che tale proposta di legge inceda esattamente nel solco della Storia della nostra Democrazia e della nostra Carta Costituzionale che, tra gli altri, sancisce proprio la libertà di espressione. Cosa si potrebbe temere da una legge volta a migliorare la convivenza civile? Chi mai, dotato di senso civico nonché di media capacità intellettiva, libero da psicosi sociopatiche o intenti apologistici, vorrebbe mai incitare all’odio di stampo discriminatorio e/o alla violenza? Ci si aspetterebbe piuttosto  l’approvazione in massa dei nostri deputati, inclusi quelli che, in procinto di stipulare improbabili alleanze elettorali, propongono nuove modifiche al testo riportandone l’iter al punto di partenza.  Invece, insopportabili giochi di potere si stanno svolgendo sulla pelle delle persone fino ad oggi meno tutelate dallo Stato e dalle Istituzioni. A cominciare da quella dodicenne aggredita e picchiata da alcuni suoi coetanei, convinti dalla dilagante cultura dell’odio contro ogni diversità, di poterlo fare impunemente. 

Tania Castelli