– Il Fatto Quotidiano

Conosce le Sacre Scritture meglio di qualsiasi persona che si dichiara cristiano ma è un narratore non credente. Sviscera la napoletanietà con le sue luci e ombre ma vive a Roma da 50 anni.

È nato in una città di mare ma la montagna è il suo habitat e ha scritto “La cima è il mio punto e a capo. Bello per me che coincide con il cielo”. Scala la montagna, falangi conficcate nella roccia perché “una vetta raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso”.

Vive in campagna, in una casa recuperata da un rudere con le sue mani mattone su mattone, una vita semplice senza fronzoli, isolato dal mondo che non ha niente a che vedere con le misure rispettive imposte dalla pandemia. Essenziale nello stile di vita e nelle parole.

Che poi sono tradotte in 30 lingue. ”La ricchezza addobba spazi che poi lascia vuoti. Ha troppi possedimenti da abitare”. Ama il dialogo purché non sia un interrogatorio.

Non si è mai sposato, non appartiene alla categoria mariti: “Sono rimasto scapolo dopo un paio di provvidenziali rifiuti. E, forse, lo considero una benedizione. Per loro, naturalmente”.

Ma dell’amore ha scritto: “Com’è importante stare a due, maschio e femmina per questa città. Chi sta solo è meno di uno”.

Ha dedicato una poesia a mamma Emilia: “In te sono stato albume, uovo, pesce, le ere sconfinate della terra, ho attraversato nella tua placenta…”.

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