Antonella Viola: La scienza è abituata a muoversi nel dubbio, a viaggiare verso l’ignoto

La scienza è abituata a muoversi nel dubbio, a viaggiare verso l’ignoto. Tante volte, in questo lunghissimo anno abbiamo dovuto ripetere le parole “non lo sappiamo”, perché di fronte ad una malattia nuova. Ma il tempo è passato e la scienza non è rimasta ferma a guardare. Sono stati prodotti moltissimi dati in tutte le parti del mondo: oggi sappiamo molto di più del virus e della risposta immunitaria dei pazienti, e abbiamo vaccini efficaci per fermare l’infezione. Oggi, quindi, ci sono molte cose che sappiamo e su queste dobbiamo basarci per ripartire. Sappiamo, per esempio, che il contagio avviene quasi esclusivamente nei luoghi chiusi, principalmente nelle case private, quando parenti e amici si riuniscono rinunciando al distanziamento e alle mascherine. Sappiamo quindi che le attività all’aperto, laddove non creino assembramenti, non contribuiscono alla crescita dei contagi. Da qui la decisione di far ripartire bar, ristoranti, spettacoli e sport all’aperto.

Ma sempre da qui dovrebbe arrivare la decisione di prolungare l’orario di rientro obbligatorio nelle case: bisogna fare in modo che le persone si incontrino all’aperto, e mantenere il coprifuoco alle 22 significa spingere i cittadini a continuare con gli incontri in casa, dove il rischio di contagio è decisamente alto. Uno studio non ancora pubblicato, ma molto ben fatto, ha analizzato l’effetto delle varie restrizioni sull’incremento dell’indice Rt, che come sappiamo è una stima di come sta procedendo la diffusione del virus. Ebbene questo studio sostiene che, nel suo complesso e con tutte le differenze di orario, in Europa il coprifuoco ha inciso sull’Rt per un 13%, un valore minimo rispetto al divieto di incontri tra 2 o più persone, che agisce per un valore intorno al 30%. Sempre lo stesso lavoro ci dice che chiudere le scuole ha un impatto davvero irrisorio sull’Rt, intorno al 7%, confermando quello che si diceva da tempo e cioè che le scuole non sono il motore del contagio.

È sempre di questi giorni un altro studio importantissimo, anche questo ancora non formalmente pubblicato. Si tratta di uno studio inglese che analizza l’efficacia dei vaccini Pfizer e AstraZeneca nel prevenire il contagio. Lo studio dimostra che entrambi i vaccini riducono fortemente il rischio di infezione e che nei pochi casi di positività al tampone molecolare dopo vaccinazione la carica virale è bassa, indicando che comunque il vaccino impedisce la replicazione del virus e quindi la trasmissibilità. Inoltre, lo studio dimostra che aver avuto la malattia protegge dal contagio tanto quanto la vaccinazione. Questi dati, che si aggiungono a quelli già generati in Israele e nel Regno Unito, sono importantissimi perché consolidano l’idea di allentare le restrizioni sulla base dell’immunità. Ecco, quindi, che sarà possibile viaggiare se muniti di un certificato vaccinale o che attesti la guarigione ed ecco perché da tempo in Usa chi è vaccinato può non usare la mascherina, se non in presenza di persone fragili, e non deve più essere sottoposto a tamponi e a quarantena, a meno che non manifesti sintomi. La scienza sta fornendo chiare indicazioni per muoverci con passi sicuri nei prossimi mesi. Dobbiamo saperla ascoltare e non strumentalizzarla, tenendo fuori dalle scelte importanti che ci aspettano gli scontri politici, che dividono e rallentano il paese. Se per tanti mesi noi ricercatori abbiamo avuto l’umiltà di ammettere i nostri limiti di fronte a questo nuovo virus, ora è forse arrivato il momento per la politica di lasciare da parte le posizioni preconcette e di sfruttare al meglio e tempestivamente il sapere generato dalla scienza.

(“Fascia Viola” pubblicata su Corriere del Veneto)