Figli di Me, di Vittoriano Borrelli

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Si dice che i figli non sono di chi li fa ma di chi li accudisce. Ma se non sono nè dell’uno nè dell’altro saranno figli di me, embrioni che restano dentro senza svilupparsi mai. Non c’è mestiere più difficile di quello dei genitori e non c’è ricetta che tenga per essere esemplari e perfetti. Le combinazioni cromosomiche agiscono in uno spazio indefinito e incidono alla pari di innate saggezze e propensioni filiali per essere amati e ricordati per sempre.

Nel corso di una vita ciascuno di noi è chiamato a ricoprire in buona parte gli stessi ruoli mutuati dalle origini della Creazione: figli, amanti, genitori, nonni e, se si ha la fortuna di vivere a lungo, anche bisnonni. Ma l’essere figli è l’unico ruolo naturale e inevitabile, gli altri sono solo eventuali poiché dipendono dalle scelte di ogni individuo.

Si è quindi innanzitutto figli, fragili e indifesi in tenera età, forti o deboli quando si diventa adulti a seconda del tanto, poco o niente amore che si è ricevuto. Non si nasce imparati e tutto quello che diventiamo è sempre il frutto dell’esperienza e dell’insegnamento della vita. Così si può essere bravi o pessimi genitori, ottimi o improbabili amici, partner coesi o divisivi e via dicendo.

Ma alla base c’è sempre quella di essere figli in ogni stadio della vita fino alla fine dei propri giorni. E quando questi ruoli vanno in cortocircuito tra loro perché inadeguati, disarmonici, impreparati alle difficoltà di vario genere, allora si è figli di me che restano dentro e non vengono mai alla luce.

Figli di me, di ciò che poteva essere e non è stato, figli incompiuti, desiderati e irraggiungibili. Figli di una stessa madre e di uno stesso padre che non hai mai conosciuto, figli di nessuno se non di te.

Figli di un’illusione, di un percorso appena abbozzato, che vivono distanti da te e non ti accarezzano mai.

Figli di me, di una poesia scritta a quattro mani che nessuno leggerà, perché il vento della vita, quando soffia impetuoso, brucia le occasioni per incontrarsi, spiegarsi, capirsi e immedesimarsi l’uno nell’altro, qualunque sia il ruolo che si ricopre.

Figli di me che restano soli fino a ritornare nel nulla prenatale in un giorno qualunque senza che nessuno se ne accorga.