27 aprile 1937, muore ANTONIO GRAMSCI.

Parlare di Gramsci è quanto mai impegnativo, per la complessità e l’articolazione dei prodotti scaturiti da quella mente, che avrebbe dovuto cessare di funzionare, secondo le intenzioni del regime fascista.

Fin da ragazzo dovette affrontare problemi di salute.
Non poté iscriversi subito al ginnasio, perché la famiglia aveva bisogno del suo contributo lavorativo, dato che il padre era detenuto.

Superato questo periodo, maturò, già in Sardegna, una sensibilità per le classi oppresse e un orientamento politico socialista.
Ma fu il trasferimento a Torino a segnare la svolta nella sua vita. Gli studi universitari, sempre con mille difficoltà economiche, e l’incontro con la classe operaia del capoluogo piemontese.

I suoi interessi umanistici lo videro attivo anche nella critica teatrale e letteraria.

Nell’ottobre del 1917 in Russia ci furono i “dieci giorni che sconvolsero il mondo”, la rivoluzione proletaria, fatto storico di enorme rilevanza, che cambiò le prospettive politiche della sinistra internazionale.

L’esperienza giornalistica dell’Ordine Nuovo, in cui fu promossa l’idea dei Consigli di fabbrica.
Con l’occupazione delle fabbriche nel biennio rosso 1919-1920, si concretizzò il progetto per la costruzione di un’avanguardia rivoluzionaria.
Fu quindi tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, nel 1921.

L’otto novembre 1926, Gramsci venne arrestato e divenne, fino quasi alla morte, il carcerato n. 7047.

La ricchezza del pensiero politico, e non solo, fanno di Gramsci uno dei massimi intellettuali del ‘900. Studiato tutt’oggi in tutto il mondo.
Gran parte delle sue elaborazioni le troviamo nei Quaderni dal carcere. Un vero patrimonio di analisi, di interpretazione della società italiana, e di spunti di riflessione nel dibattito storico e culturale.

Di grande interesse il concetto di egemonia, cioè di come una classe sociale prevale e domina, attraverso la diffusa affermazione dei propri valori di riferimento.

Il Blocco storico, inteso non solo come alleanze sociali, ma anche nel rapporto inscindibile fra struttura e sovrastruttura, tra economia e idee.
Poi la Questione meridionale, il Risorgimento, il ruolo degli intellettuali, e molto altro.

L’approccio alla politica è scandito dalla celebre frase : bisogna avere il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà. Indagare la Storia e la realtà effettuale, fuori da logiche di dogmatismo ideologico. E il principio dell’azione, come critica del socialismo utopistico, inconcludente e passivo.

Di notevole interesse sono anche le Lettere dal carcere, in cui si può apprezzare l’umanità di Gramsci nella dimensione più intima e familiare.

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