INTITOLIAMO LA PIAZZA DELLE SCUOLE “ZANZI” DEL QUARTIERE CRISTO: “PIAZZA 30 APRILE 1944”, di Renzo Penna

Alessandria: L’amministrazione comunale di Alessandria ha comunicato che quest’anno non sarà possibile deporre la corona di alloro sotto la targa che ricorda le vittime del bombardamento del 30 aprile 1944. L’edificio della scuola “C. Zanzi” del quartiere Cristo, dove è situata la targa, è interessato da lavori di ristrutturazione che ne impediscono l’accesso.

Ciò non impedisce però di ricordare e raccontare, in particolare, alle giovani generazioni quanto accadde in quella domenica di 77 anni fa.

Nel corso della seconda guerra mondiale è il primo massiccio bombardamento che si abbatte sulla città, di domenica, poco dopo mezzogiorno, trovando la popolazione sorpresa, impreparata e senza difese. Con intervalli e ondate successive l’attacco ha termine dopo le 14. Era una giornata di piena primavera con il cielo terso e privo di nuvole. Sarà anche l’attacco più sanguinoso con 239 vittime. I numerosi bombardieri americani scaricarono tonnellate di bombe  scortati da aerei caccia che scendendo in picchiata a quaranta metri d’altezza mitragliano strade e piazze affollate di gente. Le zone più colpite riguardarono il quartiere Cristo e la Pista, rioni popolari abitati, in prevalenza, da ferrovieri, operai e impiegati. Gli stabilimenti della Mino G.B e della Borsalino subirono importanti danni. Ma furono gravemente lesionati anche diversi edifici pubblici e chiese del centro: il Duomo, la chiesa di S. Alessandro, il palazzo Trotti Bentivoglio, la Biblioteca storica del Risorgimento, la Quadreria Trotti, la Casa Michel agli Orti, il Palazzo dei Commercianti e la sede della Croce Rossa. L’ampiezza dell’attacco portato alla città non aveva, con tutta evidenza, solo il compito di distruggere la stazione e lo scalo ferroviario, ma di terrorizzare la popolazione civile. Nella notte di lunedì primo maggio la città, a poco più di 24 ore dal primo attacco fu nuovamente bombardata dagli inglesi con ordigni incendiari sganciati su tutto l’abitato. Colpito da una bomba incendiaria crollò in rovine il settecentesco Teatro Municipale e presero fuoco innumerevoli case. In quello stesso giorno chi si era salvato, ed era nella condizione di poterlo fare, abbandonò Alessandria diventando uno “sfollato”.

Quel tragico bombardamento aprì uno squarcio su un aspetto troppo spesso trascurato dalla storiografia sulla Seconda guerra mondiale, e per certi versi anche dalla nostra memoria collettiva: la questione delle “vittime civili”. Se è vero, come è vero, che alla metà del secolo scorso, per la prima volta nella storia, il numero delle vittime tra la popolazione civile è aumentato in misura esponenziale facendo appunto della “Guerra” un fenomeno “Totale”, destinato a coinvolgere non più solo gli “eserciti” ma l’intera popolazione senza più distinzione tra “combattenti” e “non combattenti”, tra “militari” e “civili”. Alessandria risulta, in quest’ottica, un punto di osservazione particolarmente significativo. I suoi 559 morti sotto i bombardamenti nei cinque anni del conflitto la collocano al secondo posto tra i capoluoghi piemontesi, subito dopo Torino, con 2069 morti. 

Se si calcola il rapporto tra la dimensione complessiva della popolazione e il numero dei decessi causati dai bombardamenti si può notare come ad Alessandria si registri la maggiore incidenza percentuale delle perdite umane. E come qui l’estensione delle distruzioni del patrimonio abitativo non abbia quasi paragoni nell’insieme della Regione. Certamente pesò, nel collocare Alessandria tra gli obiettivi sensibili del Bomber Command inglese, il suo carattere di nodo ferroviario di grande rilievo lungo gli assi di comunicazione strategica, e la relativa facilità di colpire aree densamente popolate e poco protette. Fu così che per gli abitanti della città, e in particolar modo dei quartieri più a ridosso della stazione ferroviaria, dei ponti e delle vie di comunicazione, a cominciare dalle aree del Cristo e della Pista, la vita quotidiana fu scandita da ondate di morte dal cielo ricorrenti, con cadenza quasi mensile, a cominciare dal devastante bombardamento del 30 aprile del ’44.

Per riparare alla mancata deposizione della corona ritengo che, ultimati i lavori all’edificio scolastico, sia possibile far coincidere il 77° ricordo del tragico bombardamento con l’intitolazione della piazza che oggi non ha nome con: “Piazza 30 aprile 1944”.

Esiste, infatti, presso la Commissione toponomastica del Comune di Alessandria una proposta in tal senso da tempo depositata dal Consigliere Giuseppe Bianchini. Oltre a condividere la proposta ritengo sia anche giunto il tempo per la sua approvazione. Rappresenterebbe un doveroso riconoscimento dell’Amministrazione della città nei confronti delle tante “vittime dimenticate” della guerra.

Renzo Penna

Alessandria, 28 aprile 2021