Noi, Giuseppe Pippo Guaragna

Noi

E noi che raccogliemmo stelle in cielo, 

rubandole al velluto della notte, 

facendone ghirlande colorate,

per poi donarle, in tutto lo splendore, 

a belle donne di opulente carni,

ch’erano dee per stirpe, e per dispetto.

Noi che vagammo calpestando il tempo,

alla cerca affannosa, e senza tregua,

della più vecchia via per Samarcanda,

lì dove usurai, e astronomi caldei,

stracciavano i papiri delle leggi, 

scambiandoli con profezie mendaci.

Noi che attraversammo i mari e la follia,

per quelle rotte che percorse Ulisse, 

maledicendo il fato e le chimere,

per ritrovarci in rive perigliose,

tra reliquie di santi e d’assassini

Bibbia e Corano, calcinati al sole.

Noi che stampammo un ghigno sopra il viso,

fingendoci demòni dell’inferno, 

alle battaglie avvezzi, ed allo stupro, 

sacrificammo vergini e colombe, 

cercando un vaticinio alla Sibilla,

che si tacque, guardando inorridita.

Noi, che di madre terra siam creature,

con tutti i nostri vizi, e perversioni,

figli e nipoti dell’ipocrisia, 

abbiamo solo un’ultima certezza:

negli occhi d’una donna innamorata

c’è tutto l’universo, c’è la vita.

GPG