Durante il mese di aprile l’Italia ha celebrato alcune importanti ricorrenze mondiali e una nazionale di fondamentale valore politico, storico e sociale. Si tratta del 7 aprile Giornata Mondiale della Salute, del 22 aprile Giornata Mondiale della Terra, del 25 aprile Festa Nazionale della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista e infine del 28 aprile Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro.

Ma osservando alcune vicende italiane la commemorazione di tali ricorrenze appare quasi un mero esercizio di retorica. L’inquinamento industriale avvelena l’ambiente e mette in serio pericolo la salute di lavoratori e cittadini e lasciamo che i diritti costituzionali vengano negati dall’arroganza di padroni venuti da lontano, nella più supina acquiescenza delle sigle confederali sindacali e delle istituzioni.

A Taranto, il disastro ambientale provocato dalle emissioni dannose del polo siderurgico cittadino danneggia gravemente la salute di lavoratori e abitanti. In particolare quella di giovanissimi e bambini, in cui è stata rilevata una preoccupante incidenza di patologie oncologiche e un alto tasso di mortalità (Studio S.E.N.T.I.E.R.I.). Tra vicende giudiziarie, ordinanze di chiusura dell’area a caldo, cokeria e ricorsi al T.A.R. dalle sorti alterne, stiamo arrivando ad un’altra data importante, il 13 maggio, quando  il Consiglio di Stato si pronuncerà in merito al destino della “fabbrica di veleni” e a quello dei tarantini, ad oggi ancora tragicamente intrecciati. 

Malgrado quanto è emerso da processi e studi scientifici e nonostante proprio i dipendenti siano direttamente esposti a gravi rischi per la salute e l’incolumità, non una voce si è ancora levata dai sindacati in loro difesa. E intanto la Arcelor Mittal di Taranto, al secolo Ilva, oggi Acciaierie Italiane Holding, si permette anche di estorcere omertà ai lavoratori col ricatto più subdolo: o il silenzio o il lavoro.

Perché i lavoratori di questa multinazionale non possono esprimere liberamente le proprie opinioni, pena la perdita del lavoro. È il caso di Riccardo Cristello, licenziato proprio nel giorno in cui in Italia veniva abolita definitivamente la censura, per aver condiviso un post altrui in un social media, dove si assimilava vagamente la trama di una fiction TV alla realtà della ArcelorMittal e ai danni all’ambiente e alla salute pubblica da questa provocati. 

Riccardo Cristello © La Voce di Manduria A esclusione di USB (Unione Sindacale di Base) unica sigla immediatamente mobilitata, anche in questo caso l’acquiescenza di istituzioni e sindacati è surreale. Perché questo silenzio? Forse perché di lì a pochi giorni il governo avrebbe siglato una partnership a capitale misto (pubblico e privato) in holding proprio con ArcelorMittal, oltretutto soggetta a condizioni sospensive che legano il destino di 1.080.000.000 di euro dei contribuenti e 11.500 posti di lavoro alle vicende processuali ex Ilva? In cosa si sostanzia il dovere costituzionale dello Stato di sancire, tutelare, promuovere i diritti dei cittadini come ad esempio quelli al lavoro e alla salute se poi non agisce nei confronti di chi li viola? Il 25 aprile 1945 segna l’inizio della caduta della dittatura fascista e del nazismo in Italia.

Ma non sembriamo esserci resi del tutto indipendenti.  Chissà che un’altra data, il 1° maggio, Festa dei lavoratori e commemorazione delle lotte per i loro diritti non riporti le parti sociali ed istituzionali di questo Paese, tanto solerti nelle celebrazioni, alla propria funzione naturale? Lo slogan di un ipotetico concertone a San Giovanni potrebbe allora essere “più diritti, meno retorica!”

Tania Castelli