A cura di Manuela Moschin del blog https://www.librarte.eu

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Buongiorno cari amici, oggi abbiamo il piacere di avere con noi la scrittrice Margherita Guglielmino, che ringrazio per la disponibilità. 

Ciao Margherita, sono davvero lieta di avere l’opportunità di conoscerti meglio. 

Prima di parlare della tua attività di scrittrice, ci parli un po’ di te? Chi sei? Dove sei nata? Di cosa ti occupi? 

Ciao Manuela, permettimi intanto di ringraziarti per la bella opportunità che mi dai, facendomi conoscere ulteriormente, grazie alla tua intervista. Sono nata 45 anni fa a Catania, alle pendici dell’Etna, forse per questo mi definisco vulcanica. Amo leggere, scrivere, dipingere e recitare. Nel 2015 dopo aver compiuto 40 anni, la mia vita cambia magicamente, non senza una buona dose di coraggio ed incoscienza. Infatti mi separo ed entro di ruolo a Ravenna, dove mi sono trasferita per inseguire il mio lavoro, che è sempre stato lo scopo della mia vita. Sono un’insegnante di scuola primaria e ho iniziato a lavorare a soli 17 anni. Purtroppo, nonostante un concorso superato nel lontano 1994 e tanti anni di servizio nelle scuole paritarie, il mio punteggio nella graduatoria nella mia città non mi avrebbe consentito di entrare di ruolo, così nel 2015, con la legge denominata la Buona scuola, faccio domanda in 100 province italiane, mettendo Ravenna per prima. Qui vivono gli zii del mio ex marito e mi hanno dato un grande appoggio iniziale. Ovviamente non è stato facile lasciare le mie certezze: gli affetti, gli amici, il caos, i colori, il sole e soprattutto le mie figlie Valeria e Giulia. Ho messo la mia vita in un bagaglio da 20 kg e l’ho spinta su quell’aereo che mi ha portata qui. A volte mi sento come quella statua di Bruno Catalano, sul lungo mare di Marsiglia: una parte di essa è saldamente ancorata al suolo, l’altra è sparita e si trova altrove. Nonostante qualche breve momento di nostalgia, soprattutto legato al fatto che mi figlia maggiore è rimasta a vivere in Sicilia col suo ragazzo e la vedo poco, rifarei ciò che ho fatto, perché in classe mi sento viva, credo di essere nata per insegnare. Dico sempre che Ravenna è stata per me il biglietto vincente della lotteria, chi almeno una volta nella vita non ha detto…se potessi mollerei tutto e ricomincerei da capo…ecco, io grazie al mio lavoro l’ho potuto fare.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Difficile rispondere a questa domanda, perché sono una divoratrice di libri e spazio in vari generi. Amo molto i thriller, per cui ti dico subito: Faletti, Carrisi, Follet. Ma non disdegno un genere che non saprei definire, mi piacciono moltissimo D’Avenia, Zafon, la Mazzantini e ho amato molto la Tamaro di “ Va dove ti porta il cuore”.

Ci racconti l’emozione del tuo primo libro che hai pubblicato?

La genesi del mio libro è stata senza dubbio singolare. Ho sempre scritto ovunque: block notes, agende, biglietti dell’autobus, tovaglioli; quando sento dentro di me l’esigenza di scrivere devo farlo, mi piace dire che non sono io che scrivo, ma è la scrittura che si impossessa di me. Come ti dicevo prima, nel 2015 sono entrata di ruolo, ma essendo le mie figlie ancora minorenni, ho dovuto usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita e per sopravvivere ho iniziato a fare la baby sitter. Una sera, mentre il piccolino che accudivo dormiva, mi diressi verso la vetrata del terrazzo della casa dove lavoravo. Era una sera particolare, il 3 Febbraio e a Catania iniziano i festeggiamenti per la santa patrona della città. Mentre osservavo i fuochi d’artificio in cielo sormontare l’Etna e riflettersi sul mare, ho visto nella mia mente una scena, quasi come un film…una dottoressa che uscendo dalla sala operatoria, compie il mio stesso gesto, solo che io avevo davanti la mia Catania, lei Bologna. Non lo sapevo ancora, ma quello era l’inizio del mio romanzo. Presi il cellulare ed iniziai a scrivere su notes. Ero quasi in trance, scrivevo, scrivevo, scrivevo, finché mi fermai perché non sapevo come andare avanti. Quando parlo della mia scrittura, la paragono sempre ad un tubetto di dentifricio, la spremo finché posso e quando si esaurisce, non viene fuori più nulla. Avevo scritto 9 capitoli. Li mandai subito alla mia amica Anna, che mi disse: è bellissimo! Continua!

Ma per un bel po’ non fui in grado di continuare. Dopo due mesi mi trasferii a Ravenna, cominciai a gettare le basi della mia nuova vita e non feci quasi più caso a quella bozza. Tempo dopo, la passai semplicemente al computer e lì rimase per 3 anni. Ogni tanto la rileggevo, ma non riuscivo a darle un seguito, la scrittura non si impossessava più di me. Poi la scorsa Primavera, complice la quarantena, iniziai ad immaginarne un seguito. Una sera, mandai ciò che avevo scritto alle mie amiche Bea e Tizy, che mi spinsero a continuare. Così quasi come Sherazade nelle “Mille e una notte”, tutte le sere, per circa due settimane, mandavo ciò che avevo scritto alle mie amiche, senza sapere cosa avrei scritto il giorno dopo e così “ Una bellissima storia sbagliata” prese vita. Il passo successivo fu quello di assecondare un’altra mia amica Cristina, che mi diede il contatto di suo cugino che fa l’editore. Mandai tutto alla GAEDITORI e nel giro di 48 ore, avevo un contratto pronto da firmare sulla mia scrivania. Non avrei mai immaginato di pubblicare un libro, anche se era il mio sogno nel cassetto e ringrazierò sempre Antonello e Gaetano, i miei editori, per aver aperto quel cassetto e avergli dato vita. L’emozione che ho provato, quando per la prima volta ho tenuto il mio romanzo tra le mani è indescrivibile. Insieme alle mie figlie è la mia terza creatura!

Hai scritto il romanzo intitolato Una bellissima storia sbagliata – GAEditori. Ci puoi descrivere la trama?

La trama del mio romanzo, parte dalla consapevolezza di Luisa, la mia protagonista, di sentirsi sempre terribilmente sbagliata. Luisa è una donna che all’apparenza ha tutto: bella, giovane, ricca, medico affermato, eppure qualsiasi cosa lei faccia, si sente sempre sull’orlo del baratro. Per sfuggire agli schemi prefissati, in cui suo padre Rettore universitario, voleva incasellarla, decide di partire con Medici senza frontiere per la Sierra Leone. Lì tra la miseria e la desolazione, conosce Giorgio un affascinante medico, per cui perde la testa, pur sapendo che lui è un uomo sposato, con una famosissima creatrice di gioielli non vedente. Una notte i guerriglieri attaccano un villaggio vicino l’ospedale da campo, distruggendo ed incendiando tutto ciò che incontrano. Tra il fuoco e la desolazione, si fa strada una donna morente, con una bambina in braccio. Salvare quella piccola vita, che la madre le affida, darà inizio d una catena di eventi che la cambierà per sempre, trascinandola verso un viaggio introspettivo. Ma soprattutto metterà insieme il puzzle della sua famiglia riuscendo a capire che il suo senso di inadeguatezza, proviene da molto lontano, da una storia avvenuta prima della sua nascita. Luisa compirà un vero e proprio viaggio, che la condurrà in una clinica svizzera, ma soprattutto dentro la psiche di sua madre. A quel punto dovrà scegliere se far pace col passato, lasciando andare il dolore e perdonando se stessa e gli altri.

Ci sono state letture particolari o scrittori che hanno ispirato il tuo lavoro? 

No, nessuna lettura o scrittore in particolare, però posso affermare di aver imparato a descrivere da Giorgio Faletti. Di solito in un libro, le parti con pochi dialoghi, a tratti risultano noiose, lui invece aveva il dono di rendere piacevoli ed avvincenti tutto ciò che scriveva. Ecco, quando descrivo, mi piace mettermi nei panni del lettore e lasciarlo soddisfatto di ciò che sta leggendo. A volte uno dei miei editori, quando mando la bozza del mio nuovo romanzo, mi dice: dai forza, ricamaci un po’ come sai fare tu, non lasciare insoddisfatto il lettore, dei prevenire qualsiasi possibili domande, senza essere saccente e banale.

Il tuo libro è tratto da esperienze reali, autobiografiche o dalla tua immaginazione? 

Chi mi conosce e ha letto il mio romanzo, ha trovato tracce di me. Io in realtà all’inizio non le vedevo, credevo di aver prestato a Luisa, solo il caffè schiumato in vetro con cannella ed un concerto di James Blunt a Taormina. In quanto ciò che ho scritto è frutto della mia immaginazione. Però col tempo ho imparato a leggere tra le righe e a trovare quei pezzi di me, che la scrittura ha sviscerato. Ecco la scrittura di questo libro ha avuto una funzione catartica, mi ha fatto finalmente superare il dolore per la perdita di mia madre, avvenuta 19 anni fa. Esattamente come Luisa, anch’io ho fatto un viaggio dentro di me.

Stai scrivendo un nuovo libro? Ci puoi anticipare qualcosa? 

Certamente cara Manuela, sì sto scrivendo un nuovo romanzo del tutto diverso da Una bellissima storia sbagliata. È un poliziesco, ambientato in un tranquillo paesino piemontese, dove le vicende umane di tre poliziotte, si intrecciano con efferati crimini. Rispetto ad Una bellissima storia sbagliata, è più corale, non c’è un vero protagonista, anzi forse la vera protagonista sarà l’amicizia, infatti il romanzo nasce da una mia riflessione personale su come e quanto si possa essere leali tra donne, quando un uomo si mette di mezzo. Le mie protagoniste Marta, Emma ed Eva forse daranno una bella lezione d vita a chi si annulla in rapporti malati e sbilanciati. Il romanzo è work in progress, dovrebbe essere pubblicato a fine Estate e non ti nascondo che mi piacerebbe diventasse una serie, per sviscerare meglio ognuna delle protagoniste.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto, ma che ci tieni a dire? 

In realtà no, credo tu abbia toccato tutti i punti salienti della genesi della mia scrittura e del mio romanzo. Potrei solo aggiungere che quando scrivo mi sento felice, che in questo gruppo ho conosciuto persone meravigliose e che ogni mattina augurare il buongiorno con un mio post, che tanti aspettano è come portare al bar gli amici e offrirgli il caffè.

Sinossi del romanzo Una bellissima storia sbagliata.

Luisa è una donna che all’apparenza ha tutto: bella, intelligente, di buona famiglia, aiuto primario a soli 35 anni, cos’altro chiedere alla vita? Eppure lei si sente terribilmente sbagliata! Durante una missione umanitaria in Sierra Leone, conosce Giorgio un affascinante medico, per cui perde la testa, dimenticando che lui è un uomo sposato con una famosa creatrice di gioielli non vedente. Una notte i guerriglieri arrivano in un villaggio vicino l’ospedale da campo, distruggendo e incendiando tutto ciò che incontrano. Tra il fuoco e la desolazione si fa strada una donna con una bambina in braccio, salvare quella piccola vita che la madre morente le affida, darà inizio ad una catena di eventi che la cambierà per sempre, trascinandola verso un viaggio introspettivo per domare i suoi demoni, tra un passato familiare nebuloso e dal quale non vuole più scappare, ed un futuro incerto, divisa tra un amore impossibile e la paura di aprirsi ad una nuova relazione.

Margherita Guglielmino: Biografia

Margherita Guglielmino è un’insegnante di scuola primaria, catanese di nascita, ravennate d’adozione. Nasce a Catania il 22 Luglio 1975, sotto il segno del cancro. Vulcanica, estroversa e poliedrica, ama spaziare in tutte le arti tra cui la recitazione e la scrittura, ma soprattutto è profondamente innamorata del suo lavoro. Proprio per seguire il sogno della sua vita di insegnare, si trasferisce nel 2015 in Romagna, diventando una “sicignola”, metà siciliana e metà romagnola, un giusto equilibrio tra arancini e piadina.

La scrittrice Margherita Guglielmino