Pace non trovo e non ho da far guerra;
e temo, e spero; e ardo, e sono un ghiaccio;
e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto ‘l mondo abbraccio.

Tal m’ha in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
e non m’ancide Amore, e non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senz’occhi, e non ho lingua e grido;
e bramo di perir, e cheggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.

FRANCESCO PETRARCA, Canzoniere CXXXIV

Questo sonetto è un celebre esempio di ossimoro e di antitesi.

L’intero testo è costruito su una serie di paradossi.

Chiasmi v. 1: “Pace non trovo et non ho da far guerra”; v. 9: “Veggio senza occhi, e non ho lingua et grido”;
Metafore v. 2: “ardo, e son un ghiaccio”; v. 3: “volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra”; v. 12: “Pascomi di dolor”;
Parallelismi v. 3: “volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra”; v. 4: “nulla stringo, e tutto ‘l mondo abbraccio”; v. 11: “ho in odio me stesso, et amo altrui”;
Paronomasia vv. 2-3: “ghiaccio… giaccio”;
Anastrofe v. 7: “non m’ancide Amore”;
Ossimori v. 9: “Veggio senza occhi”; v. 12: “piangendo rido”;
Commoratio vv. 5-6: “non m’apre né serra, / né per suo mi riten né scioglie il laccio”; v. 7-8: “et non m’ancide Amore, et non mi sferra,/ né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.”;
Enumerazioni per polisindeto v.1-4: “e non ho… e temo, et spero; e ardo, et son… et volo… “; v. 4-8: “né serra… né per suo… né scioglie… e non m’ancide… e non mi sferra…”;
Antitesi v. 11: “ho in odio me stesso, e amo altrui”.

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