Federica Sanguigni: Carmen De Burgos “Colombine”

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Carmen De Burgos “Colombine” 

Carmen De Burgos è stata la prima giornalista professionista in Spagna e la prima corrispondente di guerra donna e si è battuta per i diritti delle donne promuovendo campagne a favore del divorzio e del suffragio universale. 

Nasce ad Almería il 10 dicembre 1867 e cresce nella tenuta di famiglia. Presto inizia a ribellarsi alle imposizioni patriarcali. Per evadere da quel mondo che la soffoca si sposa giovanissima, contro la volontà del padre, con un giornalista.

Il matrimonio, però, è un’unione infelice. Il marito è infedele, alcolizzato e manesco. Il divorzio in Spagna non esiste e lei non ha neanche diritto al passaporto, perché donna, ma si separano lo stesso e, dopo che tre dei loro quattro figli muoiono, nient’altro la trattiene dall’andarsene. Deve però rendersi indipendente e quindi studia da maestra, di nascosto, di notte. Ottenuto il titolo nel 1901, fa le valigie e parte insieme all’unica bambina che le è rimasta, Maria, e che la seguirà in tutti i suoi viaggi.

Nel 1902 lavora a Madrid come insegnante e inizia a collaborare con giornali che le affidano rubriche sulle donne. Inizia a usare lo pseudonimo “Colombine”. Per la prima volta in Spagna una donna viene riconosciuta come giornalista professionista. Dalle pagine dei giornali lancia campagne per il suffragio universale e per legalizzare il divorzio che le attirano critiche durissime dalla politica conservatrice e dalla Chiesa.

Quando il Ministero dell’Istruzione le assegna una borsa di studio per analizzare i sistemi di insegnamenti all’estero, Carmen parte di nuovo. Visita la Francia, l’Italia e Monaco. Al rientro, però, riceve una brutta sorpresa. A causa delle sue posizioni femministe, viene “esiliata” a Toledo, ed è lì che insegnerà d’ora in poi.

Quando in Marocco la situazione precipita, Carmen decide di raccontare i combattimenti intorno a Melilla e parte per il fronte come corrispondente di guerra. Il suo punto di vista sconcerta l’opinione pubblica: Carmen è una pacifista che odia la guerra e difende i primi obiettori di coscienza. È il 1909.

Continua a viaggiare molto: Belgio, Olanda e Lussemburgo. Poi va in Argentina. Nel frattempo vive anche in Portogallo. Nel 1914 parte nuovamente, stavolta per la Scandinavia dove la sorprende positivamente il ruolo attivo della donna nella società e una parità di genere che in Spagna è ancora lontana. Durante quel viaggio scrive numerosi articoli che raccontano non solo la cultura e il paesaggio dei luoghi ma anche l’organizzazione sociale. 

Scoppia la Prima Guerra Mondiale e deve rientrare anche se spostarsi è diventato difficile. Riuscirà a farlo, stremata, e con tanto da raccontare. 

I suoi viaggi riprendono alla fine della guerra. Visita il Messico, Cuba e va in Perù e in Cile. Viaggia, tiene conferenze, promuove campagne sociali, scrive articoli e romanzi. 

Quando viene proclamata la Seconda Repubblica nel 1931, vede i risultati di molte battaglie: la nuova costituzione ammette il matrimonio civile, il suffragio universale e il divorzio. Purtroppo non le resta molto tempo per festeggiare. Nell’ottobre del 1932 ha un malore e muore quella stessa notte. Il regime franchista inserirà il suo nome nella lista degli autori proibiti.