In Italia è da tempo diffusa l’idea che quando un paziente entra in terapia Intensiva, la famiglia debba esserne allontanata. In antitesi a quanto registrato nel resto d’Europa, prima della pandemia, solo il 2% delle strutture per adulti, consentiva ai parenti di stare vicino ai propri cari h24. Il Covid, poi, ha ulteriormente inasprito le limitazioni, bloccando di fatto, quasi ovunque, l’accesso a genitori, figli, parenti e amici in quasi tutti i reparti, sia quelli di degenza ordinaria (maternità compresa), che nelle Rianimazioni Covid e No-Covid.

Negli ultimi mesi, però, operatori sanitari e associazioni come Salvagente Italia hanno iniziato a denunciare che non è più tollerabile, né giustificabile, il distanziamento imposto tra famigliari e pazienti. Un atteggiamento inumano per degenti e familiari che denota, ancora una volta, nessuna attenzione per il sistema sanitario nazionale oltre a totale mancanza di visione organizzativa e di prospettiva.