“Sul fronte del Recovery Plan il Piemonte è pronto. Abbiamo fatto un ampio lavoro e siamo pronti a trasmettere a Roma le nostre progettualità non appena ci saranno le regole di ingaggio, che al momento nessuno conosce. Questo ci mette nelle condizioni di muoverci un po’ al buio, cioè senza le regole: conosciamo solo le nostre richieste, perché solo dopo il passaggio parlamentare il Governo tratterà con le Regioni”: è quanto ha dichiarato il presidente Alberto Cirio nel corso dell’illustrazione in Consiglio regionale del documento che la Giunta ha elaborato e approvato nelle scorse settimane. “Fino all’8 aprile le Regioni non erano mai state coinvolte. La Conferenza delle Regioni – ha proseguito Cirio – ha però deciso di muoversi motu proprio, e noi in Piemonte abbiamo cominciato a raccogliere le istanze dai territori. Sulle sei missioni del Recovery abbiamo usato il sistema che viene comunemente utilizzato dalla Commissione europea, raccogliendo e censendo le richieste dei territori per orientare le future azioni e i bandi che saranno fatti su ciò che serve. Siamo pronti con i progetti divisi per materia, per territorio e per fase di attuazione. Vorrei che il lavoro che ancora dobbiamo fare in vista delle risorse che arriveranno in Piemonte avvenisse di concerto con il Consiglio regionale. Ma le modalità devono essere veloci. Al Consiglio chiedo quindi un metodo veloce di interazione, per esempio un gruppo di lavoro agile, più di sostanza e il meno burocratico possibile. Più lavoriamo insieme, meglio facciamo nell’interesse dei piemontesi”. “Tutto è migliorabile – ha concluso il presidente – ma su alcune cose dobbiamo essere chiari: la presidente Von Der Leyen ha chiesto questo lavoro alle Regioni. Saremo noi a dover dire se un progetto non può starci, e se non può ma ha dignità cercheremo di finanziarlo con i fondi della programmazione europea, e se non sta neppure lì proveremo a farlo con fondi della Regione. Se diamo pari dignità a tutti, prendiamo anche il ponte tibetano di un piccolo Comune, che da solo farà sorridere, ma possiamo inserirlo nel grande progetto turistico sull’outdoor”. All’inizio del dibattuto sono intervenuti diversi assessori per soffermarsi sulle materie di propria competenza. Matteo Marnati ha affermato che “uno dei principi cardine alla base dell’elaborazione dei progetti è il concetto della crescita felice: intendiamo puntare con tutte le forze sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico, sull’innovazione e sulla sostenibilità delle imprese, che rappresentano per fortuna le eccellenze della nostra manifattura e dovranno essere il motore della ripresa e non solo della resilienza. Per quanto riguarda la digitalizzazione abbiamo grandi temi quali 5g, banda larga, intelligenza artificiale, big data, cyber security e cloud. Occorre inoltre rendere più efficiente la macchina burocratica della Pubblica amministrazione, inclusa la nostra. C’è poi la rivoluzione verde, la cosiddetta transizione ecologica, non più derogabile per affrontare le sfide climatiche ed energetiche. Anche in seguito agli effetti delle pandemia siamo arrivati al punto in cui appare non più rinviabile l’appuntamento con le riforme secondo il principio della sostenibilità. Dobbiamo puntare a uscire dallo stato emergenziale con soluzioni innovative e strutturali, puntando a costruire un’economia di tipo circolare”. Andrea Tronzano ha sottolineato che “l’economia piemontese ha basi solide con punti di forza concreti: un mix produttivo che va dalle cave allo spazio, una robusta percentuale di imprese che possono intercettare nuovi trend tecnologici, un buon dialogo fra Atenei e imprese, ma anche una debolezza sul fronte del digitale, soprattutto le realtà più piccole. Dobbiamo quindi investire per abbattere il digital divide, e anche per migliorare la collaborazione fra pubblico e privato, in grado di dare grandi frutti. Il Piemonte si dovrà preparare per attrarre imprese. Su questo fronte abbiamo due progetti importanti riguardanti contratti di sviluppo e attrazione degli investimenti, elementi che possono creare opportunità di attrarre proprio nei campi in cui il Piemonte è forte. E’ cruciale puntare sul passaggio a settori a più alta produttività: il Piemonte è pronto per decollare e creare occupazione buona”. Luigi Genesio Icardi ha sostenuto che “dopo che negli ultimi dieci anni il sistema sanitario ha subito tagli di risorse ingenti, risulta necessario un riordino complessivo della materia, e soprattutto un rafforzamento della rete territoriale. Servono proposte per la revisione del sistema sanitario e socio-assistenziale, che deve agire su due direttrici: una legata all’emergenza Covid, e l’altra di realizzazione di un nuovo modello che superi la vecchia visione ‘ospedalocentrica’ della sanità”. Serve una medicina del territorio più accessibile, incentrata sulle case della salute, e si deve realizzare una rete di assistenza primaria diffusa, collegata all’area sociosanitaria. Ma serve anche un deciso processo di ammodernamento della rete ospedaliera. Abbiamo presentato 60 progetti che rappresentano una risposta mirata alle due sfide della crisi Covid: la digitalizzazione della sanità e la creazione di forti reti di prossimità. Riguardano in maggioranza il rafforzamento delle reti di prossimità, la telemedicina, progetti di avvicinamento dei servizi ai cittadini”. Marco Protopapa ha ricordato l’importanza per le colture della messa in sicurezza della risorsa idrica: “Il carattere strategico di lungo periodo in materia di protezione del territorio e la messa in sicurezza delle risorse idriche sono temi importantissimi. Abbiamo predisposto progetti di sistemazione delle strutture irrigue e uno specifico dedicato agli invasi per migliorarne la capacità di accumulo. Ci sono 24 interventi principali: riguardano due grossi invasi e il recupero di importanti strutture come il canale Cavour, gravemente danneggiato dall’alluvione, e il canale di Caluso”. Marco Gabusi ha centrato il suo intervento sul fatto che il Piemonte intende investire sulle infrastrutture ferroviarie e per mettere in sicurezza ponti e strade contro il dissesto idrogeologico: “ “Il primo progetto strategico che leggiamo sul Recovery è quello della rivoluzione verde, che mira a trasferire il traffico di persone e merci in modo sostenibile. Noi abbiamo censito le priorità, sulle quali investiremo in modo importante: includono non solo il retroporto di Genova, il sito Interporto e il polo logistico di Novara in vista della conclusione della Tav, ma anche la Torino-Ceres, strategica per il collegamento dell’aeroporto con il centro di Torino, e la Canavesana. Tutto questo senza dimenticare le aree interne, che hanno molto da dire in tema di dissesto idrogeologico. Vogliamo sistemare frane, fiumi, ponti: con le risorse che arriveranno ma anche con le armi della semplificazione, su cui stiamo agendo”. Elena Chiorino ha ribadirto che “sarà fondamentale una nuova visione del sistema-Piemonte, ragionando tenendo presente il concetto di vasi comunicanti e non di compartimenti stagni. La ripartenza del sistema economico-finanziario deve passare attraverso una nuova attrattività puntando sulla formazione di alto livello. Questo è il primo tassello che andrà a comporre il sistema/modello di Academy, capace di offrire a chi vuole investire in Piemonte personale sempre formato e aggiornato. E’ tempo di pensare alle politiche per il futuro, che non possono esaurirsi a mere ricette assitenzialiste. La nostra ambizione deve essere favorire un’occupazione stabile”.