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L’ardita Mole Antonelliana, sede il Museo del Cinema, di Luciana Benotto

Non ha la spettacolarità né la rinomanza di altre città italiane, eppure Torino promana un fascino discreto, con le sue vie rettilinee, le grandi piazze, i severi palazzi ottocenteschi, i portici, il romantico parco del Valentino, il Po che pigramente la costeggia. Inoltre possiede un edificio unico nel suo genere: la Mole.

La sua storia incominciò nel 1862, quando la comunità ebraica cittadina acquistò un terreno nella contrada del Cannon d’oro, allo scopo di erigere una sinagoga.

L’incarico fu affidato all’eclettico architetto Alessandro Antonelli che progettò un ambizioso edificio, che con la sua elegante guglia avrebbe raggiunto i 167 m. Per mancanza di fondi la comunità israelitica nel 1869 sospese i lavori; toccò quindi all’Antonelli convincere il Comune di Torino a completare l’ardita costruzione che sorgeva contemporaneamente alla Torre Effeil.

Terminata che fu, volle porre sulla punta anche una statua di lamiera alta 4 metri detta “Genio alato”, con la Stella d’Italia sul capo. La fabbrica della Mole era durata ben ventisei anni.

Purtroppo nel 1904 un violento nubifragio abbatté la statua dorata e quarantanove anni più tardi un uragano fece addirittura precipitare la guglia. Essendo ormai diventata simbolo della città, i torinesi, pur turbati, decisero la sua immediata ricostruzione. Dal 2000, dopo un pregevole restauro, il suo spettacolare interno è stato utilizzato per ospitare il “Museo del cinema”. Un ascensore trasparente ed insonorizzato attraversa la Mole fino alla cupola e al tempietto, dal quale è possibile ammirare il suggestivo panorama della città e dei monti che le fanno da quinta. La salita lenta della cabina, consente una prima carrellata sugli oggetti e le scenografie esposte, avvolti da un’atmosfera profondamente onirica, che affascina immediatamente il visitatore.

Questo spettacolare museo verticale si sviluppa su corridoi e vani perimetrali raccordati da una balconata elicoidale. L’itinerario comincia con l’archeologia della cinematografia, dal XVII secolo, quando comparvero le prime lanterne magiche, e arriva quasi ai nostri giorni attraverso un itinerario fantastico che, oltre alle collezioni di oggetti insoliti come l’uovo di Alien e le scatole ottiche, i manifesti e le macchine da presa, racconta la storia del cinema: l’epoca del muto, i registi, gli studios, le sceneggiature, gli effetti speciali, le stars, i costumi, tra i quali anche una maschera de “Il pianeta delle scimmie”; e poi manifesti e cartelloni pubblicitari, i memorabilia, ovvero costumi di scena, bozzetti, maschere e modellini che documentano le fasi di lavorazione e produzione di un film; a tutto ciò si devono aggiungere una videoteca e una fonoteca.

Un tale museo non poteva avere che una sede prestigiosa come questa. Forse non tutti sanno che Torino, agli inizi del Novecento, fu una capitale internazionale del cinema, sede di case cinematografiche importanti come l’Itala Film, che realizzò il famoso “Cabiria”, coi dialoghi scritti da Gabriele D’Annunzio e di cui rimane la massiccia statua del Moloch.  Quel suo periodo aureo sarebbe però  tramontato con la fondazione di Cinecittà, voluta a Roma dal duce.