CIGOLA LA CARRUCOLA DEL POZZO

Cigola la carrucola del pozzo
l’acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro … Ah che già stride la ruota
la ruota, ti ridona all’atro fondo,
visione, una distanza ci divide.

EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia 1925

Strofa unica di endecasillabi piani; rime: fonde/fondo, imperfetta; secchio/vecchio; ride/stride/divide, climax discendente; ricordo/ricolmo e altro/atro sono due paronomasie.
Montale trascorreva tutte le estati nella casa di famiglia a Monterosso; conobbe una ragazza romana, Annetta, di cui si innamorò; essendo timido e introverso, non riuscì a dichiararsi. Annetta diventerà il personaggio femminile delle sue poesie fino a metà degli anni ’30.
Il tema della lirica è l’impossibilità della memoria di trattenere i volti familiari, i quali, col trascorrere del tempo, diventano via via più sfumati.

La situazione è reale. Montale fa salire il secchio del pozzo, con l’acqua, nel quale vede il volto ridente di Annetta; accosta le labbra per bere e per baciarla (ambiguità semantica), e subito l’immagine svanisce, ritornando al nero fondo del pozzo. L’incanto è durato un istante, li divide la distanza sia fisica sia temporale, l’incapacità di comunicare. Nel conflitto tra Eros (la luce) e Thanatos (il buio), vince la seconda.