Che cosa chiedereste al vostro scrittore preferito, se avreste la possibilità di incontrarlo?Una domanda che ci siamo di sicuro posti, almeno una volta, quando abbiamo comprato l’ennesimo libro dello stesso autore e non aspettiamo altro che la sua prossima opera.Lo scrittore c’immerge nel suo mondo attraverso l’alterego narrato, inserendo un elemento di confronto per scavare nella mente del lettore e capire come vengono compresi i testi. Una lettura itinerante nel mondo della scrittura, le osservazioni introspettive e vari punti di vista stravolgono e migliorano la penna dell’autore narrato aprendolo a una nuova consapevolezza e rinascita.

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Il confronto tra i due, il lettore e lo scrittore, struttura tutto il racconto in un alternarsi di punti di vista che ne fanno un’unica rappresentazione, un dialogo nel quale i due attori, Gabriele e Francesco, sono i protagonisti.

La critica costruttiva è quella che porta verso una ricerca, fatta di collaborazione e di scambio di pensiero.

Ci sarà gratitudine in questa interlocuzione, un dialogo fluido, che renderà originale il racconto.

Certamente attuale nel mondo della letteratura, poiché oggi più che mai uno scrittore oltre a scrivere deve essere capace di ascoltare i suoi lettori, e modulare quando va scrivendo sulla base di ciò che sente.

Questo lavoro fa la differenza di un testo, e penso che lo scrittore capace, oggi, sia quello che sa incontrare lettori attenti che lo stimolano nel suo lavoro.

Dott. Luigi Lo Mascolo

Era una splendida giornata di metà novembre, sembrava primavera, esattamente un lunedì, e io, dopo una settimana che avevo terminato il mio ultimo romanzo, mi accingevo a scrivere una nuova storia. Di solito inizio a lavorare di mattina molto presto, intorno alle otto, ma quel giorno me l’ero presa comoda, visto che la mia mente non mi offriva nessuno spunto creativo. Per carità, mi era successo altre volte di iniziare, come si suol dire, in affanno per mancanza di idee. Dovevo solo avere pazienza, alla fine qualcosa di buono sarebbe venuto fuori. L’inizio per me è sempre stato complicato, c’è poco da fare, non me ne sto lì ad aspettare l’ispirazione. L’unica cosa che so con certezza, è che devo scrivere, estraniarmi dalla realtà, riempiendo la mia vita di storie alternative. E poco conta se esse sono inventate, importante è che mi facciano sentire vivo. Non vorrei sembrare un caso patologico, ognuno di noi è fatto in una certa maniera, e io sono fatto così, con i miei pregi e difetti. Amo la solitudine; sì, lo so, si dice che è una caratteristica di chi scrive, del romanziere, e su questo posso essere anche d’accordo. Certo, poi c’è chi esagera e finisce per diventare una specie di eremita. No, non è il mio caso, io sto nel mezzo, senza alcun compiacimento o senso di frustrazione. Ci sto e basta. Comunque, ritornando a quella mattina, le ore scorrevano senza riuscire a buttare giù un solo rigo, nonostante gli sforzi che mi avevano causato un fastidioso mal di testa. Alcuni pensano che fare lo scrittore non comporti nessuna fatica; a livello fisico, sicuramente, ma lo stress mentale è notevole, e in alcuni momenti si ha la sensazione che il cervello schizzi fuori da un momento all’altro. Per lenire questa sofferenza amo ascoltare Beethoven. Ho un buon impianto stereo che mi permette di sentire la musica in qualsiasi punto della casa mi trovi. Perfino in bagno.  Quel giorno mi ero intestardito nel voler scrivere anche solo le primissime parole del mio nuovo lavoro, così decisi di fare un tentativo nel pomeriggio.

***

Era dura, più dura del previsto. Per un attimo provai a distrarmi, pensando a Maria, l’unica donna della mia vita che io avessi amato veramente. Ci siamo lasciati quattro anni fa, ma è come se fosse ieri, dopo essere stati insieme sette anni. Sì, ogni tanto ci penso, e quando succede provo una grande tristezza. Forse non eravamo fatti l’uno per l’altra, ma stavamo bene insieme, almeno fin quando non sorgevano i soliti problemi. Mi accusava di essere troppo preso dal mio lavoro, dalla scrittura, di non avere una mia vita … o di averne un’infinita. Sì, il riferimento alla mia attività, e di conseguenza alle storie che scrivo non era puramente casuale. In pratica, per lei impersonavo gli svariati personaggi dei miei lavori. In certi momenti non mi vedeva come una persona normale, ma come un alieno. Ognuno esterna le proprie emozioni in maniera diversa, magari io sarò meno plateale di altri, ma ho un cuore anch’io. Nonostante queste divergenze, io l’amavo e sono sicuro che anche lei provasse lo stesso sentimento. E allora, perché ci siamo lasciati? Non ricordo nemmeno come sia successo, chi abbia preso l’iniziativa. Cosa importa ormai … è andata così, e so che non si potrà più tornare indietro.  L’ultimo giorno che ci vedemmo, mi disse: sei cambiato, non sei più la stessa persona che ho conosciuto. Forse aveva ragione. Non so più nulla di lei, probabilmente si sarà rifatta una nuova vita, ed è giusto così.

***

Niente da fare, non riuscivo a scrivere nemmeno una parola, stavo per mollare, quando a un certo punto sentii suonare al citofono. Andai a rispondere.

– Chi è?  –

– Il signor Gabriele Rizzo? –

– Sì, sono io. Con chi ho il piacere di parlare? –

– Sono un suo ammiratore e un suo grande lettore. –

– Sì, in cosa posso esserle utile? –

– Ecco, mi piacerebbe conoscerla di persona, parlare dei suoi libri. Ne ho una copia con me. –

– Immagino che lei voglia una dedica firmata. –

– Anche. –

– Be’, stavo lavorando …. –

– Se vuole, passo qualche altra volta. –

– … va bene, la faccio salire. –

– Grazie. –

***

– Salve – dice l’uomo, un quarantenne di bell’aspetto, uno zainetto in spalla, fermo sul pianerottolo.

– Buongiorno – risponde Gabriele. – Entri. –

– Grazie. –

I due raggiungono il soggiorno.

– Si accomodi. Le va qualcosa da bere? –

– No, grazie. –

Gabriele e il suo inatteso ospite si siedono sulle due poltrone.

– Posso chiederle come ha fatto a sapere che abitavo qui? –

– Abito nella zona, alcuni giorni addietro l’ho vista mentre usciva da un centro commerciale, così l’ho seguita con l’intenzione di fermarla e … poter scambiare due parole. Ma non ce l’ho fatta, l’unica cosa che ho ottenuto è stato conoscere dove abitasse. –

– Spero che non sia un ladro. –

– No, può stare tranquillo. –

– Posso tirare un sospiro di sollievo. Alla fine ha avuto il coraggio di farsi avanti. –

– Già. Be’, non è stato facile. –

– La volontà è stata premiata – dice Gabriele.

– Sì, è così – replica l’uomo.

– Posso sapere il suo nome? –

– Mi scusi, non mi sono nemmeno presentato; sono Francesco. –

– È un bel nome. Possiamo darci del tu, se per lei va bene. –

– Per me è un onore. –

– Ok. Non sarai mica un giornalista? –

– No, sono un ingegnere informatico. Lavoro in un’azienda di software. –

– Interessante. Un ingegnere con la passione della lettura. –

– Diciamo di sì. –

– Nient’altro? –

– Cioè? –

– Forse, hai in mente di farmi concorrenza – dice Gabriele, con il sorriso sulle labbra.

– Non ci penso nemmeno, non ne sarei capace – risponde Francesco.

– Mai dire mai, molti grandi lettori si cimentano con la scrittura, pensando di esserne all’altezza solo per il fatto di essere dei divoratori di libri, ma le cose non vanno proprio così. Ehi, con questo non voglio disilluderti, nel caso vorresti … –

– Scrivere? – No, non fa per me. Ognuno con il suo lavoro. –

– Sagge parole. Hai letto molti miei libri? –

– Sì, quasi tutti. –

– Complimenti! Sono io che devo ringraziarti. Be’, ora non mi dirai che ti sono piaciuti tutti, perché non ci credo. –

– Fanno pensare, riflettere, ma in alcuni casi sono contraddittori e lasciano un senso di …-

– Di vuoto? –

– Sì, è il termine giusto. Ho letto e riletto ogni singola frase e parola, per meglio capirne il significato, dove il pensiero dell’autore volesse arrivare. –

– Non credi che i personaggi possano avere una loro autonomia? –

– Non lo so, a volte sì, in altre invece si vede che sei tu a manovrarli, come se fossero dei burattini. –

– Sono famoso per essere un narratore onnisciente, ma non un burattinaio.

– Non volevo offenderti. –

– Stavo scherzando. Mi hai passato ai raggi x, questo è poco ma sicuro. –

– Già. –

– Un lavoro impegnativo. –

– Sì. –

– Immagino che questo ti abbia portato a una conclusione. Senti, io ho sete, mi prendo qualcosa da bere. Vuoi farmi compagnia? –

– Va bene. –

– Cosa preferisci, un caffè o una bevanda analcolica? Io prendo un succo di frutta all’arancia. –

– Anche per me, grazie. –

Gabriele si allontana e poco dopo ritorna con due bicchieri di aranciata, porgendone uno a Francesco, per poi sedersi.

– Sei sposato? –

– No – risponde il suo ospite.

– Io sono separato da circa quatto anni, e al momento non ho in mente di ricominciare una nuova vita di coppia, mi godo il mio status da single, che non è male. Sei d’accordo? –

– Non lo so, non saprei rispondere, visto che fino ad ora non sono stato sposato e … non ho nessuna esperienza di coppia. –

– È una tua scelta di vita? –

– Non credo, non ho trovato la persona giusta. –

– Hai detto persona e non donna. –

– Credevo che fosse sottinteso. –

– Al giorno d’oggi bisogna stare attenti a quello che si dice, per non rischiare di essere fraintesi. Per carità, non ho nulla in contrario sulle proprie inclinazioni sessuali. –

– Sicuro? – gli chiede sornione, Francesco.

– … Cristo! – esclama Gabriele. – Ho capito a cosa ti riferisci, al mio libro. –

– Già. –

– È una storia inventata, un romanzo, nulla a che vedere sulle mie reali opinioni. –

– Il punto è proprio questo: un autore, riesce attraverso i suoi scritti a rimanere imparziale? –

– Sei venuto per farmi il terzo grado, e non per la dedica firmata, sii sincero. –

– Te l’ho detto, i tuoi libri … –

– Sono contraddittori e lasciano un senso di vuoto, sì, l’hai detto. Non sono un saggista, ma un romanziere. Non scrivo con la pretesa che i miei testi vengano letti come se fossero dei trattati di sociologia, e nemmeno mi interessa. Quello che voglio è che la gente leggendo i miei libri riesca a distrarsi, nulla di impegnativo. Commetto un peccato? –